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# *loading* giri oziosi
lunedì, 29 maggio 2006
numero identificativo: 8208008

Periodo Noir

Edward Hopper, Oiseaux de nuit

No, non sono depressa. Semplicemente in questi giorni mi sono data alla lettura di qualche noir, per una fortuita congiuntura di cause. Per un'altrettanto fortunata congiuntura di cause, mi sento di consigliarli tutti.

  1. Il Karma del Gorilla, di Sandrone Dazieri. Interessante la trama, ma ancora più interessante il personaggio dell'investigatore dalla doppia personalità o, meglio, dei due investigatori che albergano nello stesso corpo. Ora sto leggendo La cura del Gorilla, non un seguito né il libro da cui è stato tratto il recente film con Bisio. Solo un altro della serie. Grazie a Ubi Mario che mi ha consigliato questo autore
  2. Qualcosa che non resta di Fabrizio Canciani (attenzione, il sito è brutto ma soprattutto è giallo). Avevo già letto il precedente La regola della cattura e devo dire che questo sembra un po' più maturo, anche se forse meno originale (e l'autore dovrebbe smetterla di descrivere le scene di sesso perché non ci sa proprio fare). Gucciniano, già dal titolo, introduce alcuni personaggi notevoli tra cui la tassista zen. Merita sicuramente una lettura.
  3. Il banchiere di Pedro Casals. Terzo della serie che vede come protagonista l'avvocato Salinas, non è proprio un noir. Anzi, in effetti è proprio un giallo. Anche questo è più costruito degli altri due, più sviluppato il personaggio dell'avvocato secondo le linee guida che l'autore delinea in fondo ad ogni suo libro (istantanea in bianco e nero: cos'è e cosa non è il protagonista). Tra l'altro avevo assistito alla presentazione del primo libro, molto tempo fa, alla Fnac di Milano. E Casals è decisamente simpatico.

Ora, terminata La cura del gorilla, temo che dovrò dedicarmi alla lettura di Il paesaggio, di Maurizio Vitta. Ma questa è un'altra storia...

Shelidon ha disegnato a margine di un libro
data astrale maggio 29, 2006 16:13 |
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sabato, 27 maggio 2006
numero identificativo: 8186158

L'Innominato vampiro

E. Munch, Il Vampiro

Come promesso a Brian.
Anzitutto, qualche riferimento bibliografico. Il saggio in
questione è del semiologo Renato Giovannoli e si intitola esattamente "L'Innominato Vampiro. Riflessi gotici nei Promessi Sposi". E' pubblicato nel libro "Leggere i Promessi Sposi", piuttosto interessante, e per motivi che non vi sto a spiegare non posso pubblicarlo qui in versione integrale. Dovrò quindi raccontarvelo con parole mie. ;-)

Il saggio prende le mosse da una fondamentale premessa: l’influenza che i temi del romanzo gotico tradizionale avrebbero avuto su Manzoni (ipotesi) sarebbero stati quasi del tutto cancellata dall’autore stesso durante la sua revisione contenutistica del romanzo. Allusioni agli aspetti esoterici del contagio nei capitoli della peste infatti sono stati sostituiti dalla riflessione sulla superstizione ed il pregiudizio, i capitoli relativi al passato della Monaca di Monza sono stati eliminati per non indugiare su particolari scabrosi e mantenere aderente il romanzo a quella che era la finalità morale dell’autore. Anche il personaggio dell’Innominato è stato modificato, eliminando i tratti in un certo senso più suggestivi per un personaggio che - alla fine - sarebbe risultato meno leggendario e più aderente al vero storico-morale. Renato Giovannoli, autore dello studio, va "a caccia" di questi elementi gotici e lo fa mettendo a confronto I Promessi Sposi con Dracula di Bram Stoker, romanzo che tutti sanno essere successivo. In una sorta di relazione al rovescio, dove non si procede nella direzione fonte-epigono ma epigono-fonte, l'analisi porta a rivelare una serie di analogie. «Se ogni segno prevede un altro segno che ne sia l’interpretante (n.d.s.: si riferisce alla Semiotica di Peirce), allora ogni testo domanda un altro testo attraverso il quale essere letto. Nel caso di un romanzo, questo testo interpretante potrà essere un saggio critico, un commento, una teoria della narratività, o anche un altro romanzo.»

Dopo una doverosa chiosa riguardo alle relazioni tra Manzoni ed i romanzi gotici (per esperienza diretta come lettore, testimoniata dalle chiare ispirazioni nella prima stesura della vicenda della Monaca di Monza) e per interesse alle stesse suggestioni cui la corrente si rifaceva (come ad esempio le credenze riguardo alle già citate origini esoteriche della peste). «In entrambi i casi Manzoni è coerente con la sua poetica, enunciata nella lettera a Chauvet, che impone di depurare il romanzo dal romanzesco, liberarlo dal fantastico per condurlo alla verità (il rischio del genere romanzesco è il falso). In entrambi i casi restano dei residui gotic i da cui germinerà la nostra lettura anomala dei Promessi Sposi.» Nell'analizzare questi residui gotici nei Promessi Sposi, Giovannoli si concentra su due temi profondamente legati tra di loro: il tema del dominio ed il tema del contagio.

Per quanto riguarda il tema del dominio, il parallelismo tra l'Innominato ed il vampiro che costituisce il suggestivo titolo è chiaro: sia l'Innominato che Dracula sono dei «signori crudeli», solo in parte storici mentre in buona parte la loro figura viene amplificata in termini di leggenda. La critica sociale in Dracula è evidente: il vampiro è un Conte (proprio come il personaggio dell'Innominato nella stesura del Fermo e Lucia). E' bene ricordare questo germe di critica sociale, ben presente e virulento in Stoker ed edulcorato in Manzoni. Importante è anche la questione della morale cattolica, su cui Giovannoli torna in seguito e che a questo punto della trattazione si limita a toccare facendo notare che «Dracula sembra essere il risultato di un processo che per certi aspetti è l’inverso del processo di depurazione dal romanzesco che Manzoni ha fatto subire alla materia del suo romanzo. La morale cattolica (Stoker è Irlandese) e la critica del potere, contenuti in fondo affini a quelli dei Promessi Sposi, vengono messi in forma attraverso temi e tipi della letteratura gotica; con un processo, si direbbe, di letteralizzazione della metafora (o del simbolo): il vampiro, figura del dominio politico ed economico, letteralmente “succhia sangue al popolo” di cui è signore; simbolo del male nel suo aspetto contagioso, letteralmente si allea le sue vittime con un morso infetto sul collo.»

Il tema del contagio è altrettanto interessante, oltre a sciogliere alcuni dei nodi raccolti durante l'analisi del tema del dominio. Il primo parallelismo sotterraneo tra la visione di Stoker e quella di Manzoni è che il male è contagioso «sia perché il malvagio seduce, e spinge al male: sia perché il male subito porta spesso a commettere altro male. (La Monaca di Monza è un’esemplificazione di entrambe questeforme di contagio.) In figura, chi subisce i morsi di un vampiro diviene a sua volta vampiro.» Questo aspetto del contagio è stato via via edulcorato da Manzoni fino a raggiungere nella figura di Lucia l'esemplificazione di come la virtù e la fede possano far fronte al contagio del male e, nel caso dell'Innominato, guarire un contagiato ormai portatore del male. Anche questo aspetto è frutto di edulcorazione, come testimoniano vari passaggi del Fermo e Lucia. Il contagio fisico, in Manzoni come in Stoker, non è altro lo specchio simbolico di un contagio spirituale, il contagio del male. Ma, dalla trattazione del tema del dominio, al male era legata la tematica del potere, legame che in Manzoni si perde completamente nel passaggio tra il Fermo e Lucia e I Promessi Sposi. E' esattamente a questo punto dell'edulcorazione che I Promessi Sposi cessano di piacermi.

Prima di giocare la carta che ritengo la più interessante in tutto questo discorso, Giovannoli fa altri stimolanti discorsetti riguardo alla simmetria dei Promessi Sposi rispetto al modello del romanzo gotico, e dimostra questa struttura prendendo sempre il Dracula. «Dal punto di vista formale, Dracula e I Promessi sposi hanno in comune una struttura ciclica, di andata e ritorno rispetto a un punto culminante di tensione, la Spannung. Se si divide (circa) per due il numero dei loro capitoli, si ottiene il numero del capitolo che registra questa crisi: in Stoker (cap. 14 su ventisette più una nota finale) quando si scopre che Lucy, contagiata da Dracula, è diventata un vampiro; in Manzoni (cap. XX su trentotto), quando Lucia viene rapita dall’Innominato. (Questo trucco di dividere in due il numero dei capitoli per ottenere la localizzazione della Spannung funziona con una grande quantità di testi romanzeschi dell’Otto e del Novecento.)»
In breve, la struttura dei due libri è la seguente:
PROMESSI SPOSI: Esordio: Don Rodrigo vuole Lucia --> Intervento dell'aiutante (fra Cristoforo) --> Successo illusorio: Lucia è "in salvo" a Monza --> Tradimento di Gertrude --> Spannung: rapimento di Lucia --> Pentimento dell'Innominato e di Gertude --> Impedimento: voto di Lucia --> Morte eroica dell'aiutante (fra Cristoforo) --> Scioglimento: morte di don Rodrigo e matrimonio degli eroi --> Lieto fine: nascita e battesimo dell'Erede.
DRACULA: Esordio: Dracula vuole Lucy --> Intervento dell'aiutante (van Helsing) --> Successo illusorio: Lucy "in via di guarigione" --> Tradimento di Renfield --> Spannung: vampirizzazione di Lucy --> Pentimento di Renfield (e fuga di Dracula) --> Impedimento: contagio di Mina --> Morte eroica dell'aiutante (Morris) --> Scioglimento: morte di Dracula e salvataggio delle nozze degli eroi --> Lieto fine: nascita e battesimo dell'Erede.
Non male, eh?
Ovviamente lo Spannung è una discesa agli inferi ed ovviamente in entrambi i casi avviene non per la vittoria dell'antagonista ma per il tradimento di qualcuno all'interno. «In altri termini (fuor di metafora), perché il Male prenda possesso di una persona è necessario che questa sia consenziente. Alla luce di questa regola vampirica, la celebre frase di Manzoni “La sventurata rispose” assume tutto il suo significato.»

Infine, un ultimo simpatico parallelismo. «I due romanzi terminano entrambi alcuni anni dopo il loro scioglimento.» L'erede di Mina e Jonathan viene concepito quasi in concomitanza con la morte dell'aiutante, ma la morte dell'aiutante è anche l'ultimo contatto tra Mina e Dracula. Nella sua edizione annotata del Dracula, Leonard Wolf sostiene che in realtà il bambino sia il frutto della contaminazione che il Male ha operato su Mina, e le ultime frasi del romanzo risultano quindi ferocemente ironiche: «Mina coltiva in segreto la convinzione che qualcosa dello spirito del nostro coraggioso amico si sia trasmesso al bambino. I nomi che porta sono quelli di tutti i componenti il nostro piccolo drappello; ma noi lo chiamiamo Quincey (n.d.s.: il nome di Morris).» No, tranquilli, Giovannoli non sta dicendo che la figlia di Renzo e Lucia sia in realtà figlia dell'Innominato! *___^ Sta solo dicendo che anche il concepimento dell'erede è in entrambi i casi in stretto legame con l'impedimento (alla figlia di Renzo e Lucia viene messo nome Maria come voto sostitutivo a quello di castità), come a dire che per quanto si possa fare e dire, il contagio del male non può mai definitivamente essere cancellato. Non per niente il lieto fine dei Promessi Sposi lascia decisamente un gusto amaro.

Shelidon ha disegnato a margine di un libro
data astrale maggio 27, 2006 02:14 |
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venerdì, 26 maggio 2006
numero identificativo: 8179254

L'amore per l'arte...

Tamara de Lempicka, Selfportrait in the green bugatti

...oggi mi è costato il fanale anteriore destro, un pezzo di paraurti e la parte più bassa del cofano, oltre che due ore del mio tempo, un modulo per la costatazione amichevole ed una considerevole dose di liquidi dato il sole cocente. Questa gente poi non dica che non voglio loro bene.

Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale maggio 26, 2006 14:01 |
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giovedì, 25 maggio 2006
numero identificativo: 8164899

Non ci posso credere...

E. Munch, L'urlo

Non ci posso credere... cazzo, non ci posso credere... NON CI POSSO CREDERE! NON CI POSSO CREDERE!! (e non con il tono giocoso di piacevole sorpresa che siamo abituati a sentire in bocca all'Aldo del comico trio). Sono qui a domandarmi quanto ci sia di stupidità e quanto di malafede ed in entrambi i casi la risposta è agghiacciante. Io non sto credendo alle mie orecchie, non ci sto credendo.

Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale maggio 25, 2006 02:02 |
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mercoledì, 24 maggio 2006
numero identificativo: 8156934

Don Chisciotte di Cervantes: quattro secoli di erranza

Gustave Doré, Don Chisciotte nella sua Biblioteca

Dal Corriere di oggi...

Don Chisciotte dal libro al mito. Quattro secoli di erranza
Secondo molte statistiche, il Don Chisciotte di Cervantes è l’opera più stampata nel mondo, dopo la Bibbia. Ma, a raffreddare l’entusiasmo, se ne presentano altre che danno il primo posto a L’assassinio di Roger Akroyd di Agatha Christie. Evidentemente il successo e la diffusione non premiano sempre i valori più alti. Ma, trattandosi del Chisciotte , che è certo un capolavoro assoluto, si può fare un’altra constatazione: la sua fortuna, immediata, dipende da una cattiva interpretazione, dato che solo con l’Illuminismo inglese e il Romanticismo tedesco il libro fu finalmente compreso. Ne fornisce le prove un grande ispanista francese, Jean Canavaggio, col suo Don Chisciotte dal libro al mito. Quattro secoli di erranza , tradotto da Marianna Matullo con presentazione di Francisco Rico (Salerno Editrice, pp. XII-392, 23). Appena uscito il libro, traduttori francesi e inglesi e italiani si mettono al lavoro, e le loro versioni incontrano successo, come l’originale; presto si provvede anche ad edizioni illustrate, e a stampe popolari, mentre affreschi con scene del Chisciotte ornano la sala da pranzo del castello di Cheverny; più avanti i Gobelin prepareranno una serie di 175 arazzi sullo stesso tema. Quello che è evidente è che il romanzo viene letto come un libro di carattere esclusivamente comico, e così si farà per molto tempo. Persino un critico spagnolo parlava di «stravaganti e ridicole burle». La comicità viene poi rafforzata rappresentando il cavaliere della Mancha come un hidalgo spaccone, un Matamoros. Tanto gli scrittori quanto i letterati esprimono scarsa considerazione per il Chisciotte , a parte La Fontaine e quella notevole e brillante figura di generale e saggista che fu Charles de Saint-Evremond, che seppe cogliere sotto le apparenti contraddizioni dei significati molto seri. Le figure di don Chisciotte e del suo scudiero appaiono infinite volte sulle scene spagnole, francesi e inglesi; talora invece i canovacci si basano sulle novelle inserite nel romanzo, già pronte a essere sviluppate in forma indipendente. Non meno attivi i narratori, che rifanno a loro gusto il racconto di Cervantes, avvertendo la sua attenzione alla vita quotidiana dei vari ambienti della società spagnola. E anche i musicisti saccheggiano con entusiasmo la trama del Chisciotte , scrivendo balletti, sinfonie e opere comiche: sino a Massenet e Richard Strauss. È comunque nella prima metà del Settecento, in clima illuministico, che s’incomincia a comprendere meglio il libro. Nei suoi primi romanzi, Marivaux imita molti procedimenti del Chisciotte , tra cui l’inserzione di racconti entro la narrazione di base, e ripresenta con personaggi diversi l’infatuazione per i libri e per gli amori letterari. Ma sono soprattutto Fielding, Smollett e Sterne che mostrano di aver ben meditato sul romanzo spagnolo. Essi mettono in scena personaggi con le loro fantasie e illusioni, e li fanno scontrare con la dura realtà. Fielding attribuisce persino all’eroe del suo Dom Quixote in England la denuncia e la lotta contro i vizi della società del tempo. Insomma, dove prima si vedeva solo una maschera comica, si scopre invece un uomo ricco di qualità, ma sempre sconfitto e perciò assoggettato all’ironia e alla satira. Ancor più, il Launcelot Greaves dell’omonimo romanzo di Smollett si propone, sulla scia del cavaliere, di «smascherare l’impostura e il tradimento, rintuzzare l’insolenza», ecc. E nel Tristram Shandy Sterne vede in Walter e Toby «il divorzio tra la speculazione e il sogno». I più fecondi di osservazioni, che in sostanza fondano la critica cervantina, sono i pensatori romantici. Friedrich Schlegel scopre le simmetrie celate nell’apparente disordine, vede in atto nel romanzo un’attività creatrice simile a quella della natura, distingue sotto la follia di superficie una ingenua saggezza. E suo fratello August Wilhelm individua nel Chisciotte la lotta tra le due forze della vita: la poesia, rappresentata dal cavaliere, e la prosa (Sancio). Schelling corregge ancora il tiro: il tema del romanzo è lo scontro tra l’ideale e il reale. Non si può dimenticare Hegel, secondo il quale, con l’avvento della Modernità, si organizza un nuovo ordine sociale, che fa diventare comica l’avventura di tipo letterario. L’eroe che vuole incarnarla è condannato al fallimento e alla pazzia. Canavaggio continua la sua storia sino ad oggi, tenendo anche conto dei nuovi media, in particolare il cinema: i film, anche eccellenti, sul Chisciotte sono numerosissimi; famosi quelli di Pabst e Orson Welles. E Enrico di Pastena, nella Postfazione al volume, illustra la non trascurabile fortuna del Chisciotte in Italia. Una fortuna che registra tra l’altro un poema di oltre mille ottave in siciliano, del grande Giovanni Meli (1787), il precoce apprezzamento di Carlo Denina (1761), e soprattutto l’intensa presenza del romanzo spagnolo nei Promessi sposi (fra Cristoforo come don Chisciotte, don Abbondio come Sancio, la biblioteca di don Chisciotte e quella di don Ferrante, ecc.). Gli scrittori moderni che hanno risentito del modello cervantino sono infiniti, alcuni imprevedibili. Si va da Flaubert (madame Bovary ha molto di don Chisciotte) a Tolstoj e Proust, da Kafka a Pynchon a García Márquez. E la critica ha continuato ad approfondire il significato del romanzo e a illustrarne la lingua e i procedimenti narrativi. Ma le intuizioni dei romantici hanno fornito la base solida su cui tuttora conviene appoggiarsi.

Shelidon ha disegnato a margine di un libro
data astrale maggio 24, 2006 13:39 |
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