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# *loading* giri oziosi
mercoledì, 28 febbraio 2007
numero identificativo: 11163328

Acquisti

Oggi sono passata alla Fnac perché cercavo una cosa futile: il manuale di gioco di Neverwinter Nights 2. Non l'ho trovato. In compenso, come sempre accade, ho comprato un mucchio di altre cose. Nella fattispecie, dvd vecchi e nuovi che mi sono saltati tra le mani praticamente da soli. Essi vivono. Se mi troveranno strangolata in casa, sappiate che sono stati loro. Per facilitare le indagini, ecco gli indiziati:

Beowulf & Grendel, di Sturla Gunnarsson. Con Gerard Butler, Stellan Skarsgard, Sarah Polley e Ivan Sigurdsson. Probabilmente sarà una vaccata, non so nemmeno io perché l'ho comprato. Produzione e cast anglo-islandese o qualcosa del genere, ma giunto in Italia se non, appunto, in dvd, prelude alla gigantesca vaccata che probabilmente sarà il Beowulf di Zemeckis, realizzato con la stessa tecnica di Polar Express. Spero non ci siano anche i gai elfi sul treno, che facevano invidia a quelli della Coca-Cola.
Il dvd contiene sontuosi contenuti speciali: il trailer originale e la galleria fotografica. In compenso si può guardare solo in inglese e in italiano. Peccato. Ci tenevo a guardarlo in islandese.

«L'eroico guerriero scandinavo Beowulf, salpa dalla Svezia meridionale per portare aiuto alle popolazioni dell'antica Danimarca. In queste lande fredde e desolate dovrà affrontare il mostruoso e gigantesco troll Grendel, che con le sue sanguinarie incursioni minaccia i popoli delle valli. Una lotta mitologica tra il bene e le forze del male combattuta con spettacolari e cruente battaglie, ambientate in scenari naturali di straordinaria bellezza».

E' matematicamente impossibile che sia peggio di quello con Christopher Lambert.
 
MirrorMask, di Dave McKean. Con Jason Barry e altra gente più o meno sconosciuta. Altro dvd che non so perché ho comprato. Forse per l'aleggiante presenza di Neil Gaiman.
In ogni caso, ho sentito voci troppo contrastanti sul conto del film: era il momento di vederlo di persona, e costava sufficientemente poco da poter tentare un acquisto a scatola chiusa.

«Helena ha 15 anni e il suo sogno è abbandonare il circo dove lavora con il resto della famiglia per condurre una vita normale. Ma il destino ha deciso diversamente e la ragazza si troverà improvvisamente nella fantastica Terra delle Ombre alla ricerca della Maschera Specchio (chi è il traduttore?!? n.d.sh.), un oggetto magico e misterioso, che ha il potere di svegliare la Regina della Luce e riportarla a casa».

Gaiman è davvero grande: vedremo come si rivelerà il film. La copertina del dvd (mi spiace non aver trovato un'immagine per farvela vedere) è... decisamente strana e mi ha fatto vacillare, non aveva nulla a che vedere con l'eleganza cromatica e formale delle locandine che avevo visto finora (tra cui l'immagine qui sopra). Staremo a vedere.
 
Il pranzo di Babette, di Gabriel Axel. Con Bibi Andersson, Stéphane Audran e Jarl Kulle. Un film che ho visto molto tempo fa e di cui ho ricordi decisamente splendidi, tratto da un altrettanto splendido racconto di Karen Blixen, e che sto rivedendo proprio ora mentre scrivo. Raffinato, delicato, sublime, estetizzante. Un film sulla virtù reale e presunta e, oserei dire, sull'essenza della vita.

«Sulla costa desolata della Danimarca vivono Martina e Filippa, le belle figlie di un devoto pastore che predica la salvezza attraverso la negazione di sé. Le due ragazze scrificano la passione giovanile alla fede e al dovere, e anche molti anni dopo la morte del padre tengono in vita i suoi austeri insegnamenti tra gli abitanti della cittadina. Ma con l'arrivo di Babette, una misteriosa rifugiata dalla guerra civile francese, la vita delle srelle e del loro piccolo villaggio inizia a cambiare. Presto Babette le convince a fare qualcosa di veramente audace: un sontuoso pranzo alla francese. La festa, naturalmente, scandalizza gli anziani del luogo. Ma chi è questa donna dalle doti singolari che atterrisce i pii abitanti del tranquillo paesino, timorosi di perdere le loro anime per aver troppo goduto di un piacere così terreno?»
 
Maverick, di Richard Donner. Con Mel Gibson, Jodie Foster e James Garner. Probabilmente uno dei film più divertenti che io conosca, spumeggiante, frizzante, spiritoso. Ricco di trovate e colpi di scena, con un cast decisamente di livello e scenari splendidi sullo sfondo. E, soprattutto, con un Mel Gibson nei suoi anni d'oro (recitativamente e fisicamente parlando): semplicemente splendido, un'adorabile faccia da schiaffi, completamente schizzato. Non a caso il regista è lo stesso di tutti e tre gli Arma Letale.
Mel Gibson, il giocatore d'azzardo Bret Maverick, si trova con Jodie Foster (un'avventuriera) e James Garner (l'originale Maverick dela serie televisiva nonché sceriffo piuttosto particolare) in corsa per partecipare al torneo di poker più importante di tutti i tempi, con mezzo milione di dollari in palio e la partecipazione dei migliori giocatori d'America. Il viaggio, alla ricerca della quota di partecipazione, non sarà sicuramente tranquillo. Completano il cast James Coburn e Graham Greene, oltre ad una quantità innumerabile di caratteristi e attori americani nel ruolo di camei. Da vedere assolutamente.
 
La Maschera di Ferro, di Randall Wallace. Con Leonardo Di Caprio, Jeremy Irons, John Malkovich, Gerard Depardieau e Gabriel Byrne. Altro film relativamente datato, che merita una visione ma che senza dubbio merita prima di tutto una premessa. Io detesto Leonardo Di Caprio. Come lo considerereste voi se vi foste beccati la fase Titanic con la maggior parte delle amiche in piena fregola adolescenziale? Probabilmente nello stesso modo. Ora, mi rendo conto della sua maturazione artistica da bamboccio con un'espressione facciale a bamboccio con qualche espressione facciale in più, specie se diretto da uno straordinario regista come Martin Scorsese. Nello specifico però comprenderete come il mio giudizio sul film non possa in alcun modo essere viziato da un qualche delirio di adorazione per lo scemotto.
Mi trovo però a non poter dire lo stesso per quanto riguarda il resto del cast (specie per quanto riguarda questo signore, che forse è riuscito ad essere più bello solo in Lolita).
Ma tornando al film, è un ottimo modo per passare due orette: basato su un romanzo decisamente con gli attributi, ha un'ottima fotografia e una buona regia, oltre ad un cast meraviglioso (fatto salvo il bamboccio, naturalmente, che le sue due espressioni non riescono a salvare considerato che nella fattispecie fa due ruoli). Da vedere.

That's all, folks. Quando avrò visto Beowulf & Grendel e Mirrormask vi farò sapere.
 
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale febbraio 28, 2007 17:47 |
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martedì, 27 febbraio 2007
numero identificativo: 11150249

Wolverine #206

Nato nel sangue - conclusione (Born in Blood - conclusion, da Wolverine Origins #5 dell'ottobre 2006). L'ambaradam imbastito da Daniel Way con la complicità di Steve Dillon (disegni) e Dan Kemp (colori) era iniziato male e finisce anche peggio. Dopo essere stato raggiunto da Emma, Ciclope e Satiro (mancava solo il teletubbie viola con la borsetta), Wolverine continua ad azzuffarsi con Capitan America sullo sfondo di un Nuke ormai completamente devastato anche nel corpo. Dopo quattro pagine di inutili sberloni, Emma interviene a fermare tutti ed entra nella mente di Wolverine comunicandogli... la $&%@nzata dell'anno, ovvero che ha avuto un figlio da Mariko, sopravvissuto grazie al fattore rigenerante, trasformato in arma esattamente come lui e bestia infame esattamente come lui. Segue flash-back in toni di grigio che, oltre a risparmiarci i terrificanti colori delle tavole normali, si rivela l'unico passaggio decente dell'intera storia: Wolverine ricorda il suo passato con Volpe d'Argento, la scoperta di lei morta e la sconfitta nello scontro con Sabretooth, il risveglio in una buca, la vendetta sull'innocente villaggio in cui vivevano. Nelle intenzioni narrative, il passaggio dovrebbe essere di grande introspezione psicologica; Sabretooth, parlandogli dall'alto della buca gli dice (grassetti originali): "Sai la gente che vive in quello schifo di città? Quelli che ritenevi tuoi amici? Non lo sono mica. Hanno fifa di te... non ti vogliono qui intorno. E si sono liberati della cosa che ti teneva qui". E Wolverine, voce narrante, ribatte: "Continuava a parlare dandomi i dettagli. Sapevo che era una bugia... ma una buona parte di me se ne infischiava. Se gli credevo, potevo liberare questa cosa che avevo dentro e che mi dilaniava, cercando disperatamente di uscire fuori. E sarebbe stato giusto... perché lo meritavano. Per ciò che avevano fatto alla mia donna. Quando mi tirai fuori a forza di artigli dalla buca, Sabretooth non c'era più. Ma mi aveva lasciato un regalo". Una bella accetta con cui trucidare il villaggio. Penso di non dover commentare l'indecente livello del tutto. Mi limito ad aggiungere che, oltre ad essere atroce, è anche sbagliato: Volpe d'Argento non è stata uccisa da Sabretooth, bensì solo ferita, dato che è ricomparsa alcuni numeri dopo il Wolverine #10 cui risale questo episodio. Lo so persino io che sicuramente non sono una grande esperta della continuity. Ma questi autori hanno mai letto i fumetti su cui scrivono?
In chiusura, la storia si riprende un pochino: Wolverine consegna a Ciclope la katana, incaricandolo di fermarlo quando non sarà più in grado di fermarsi da solo o se cadrà di nuovo nelle mani di coloro che l'hanno trasformato in un'arma. Uno schema classico, che funziona sempre. Buono lo scambio di battute finali: Emma lo avverte che "c'è un'altra cosa che dovresti sapere di tuo figlio, Logan. Ti odia più di ogni altra persona". E Wolverine risponde: "Siamo in due, allora".
Per concludere, una nota. L'autentica fissazione degli autori per porre Wolverine ed Emma nelle pose più compromettenti (vedi copertina variant dell'edizione inglese ma anche la copertina del prossimo numero di X-men Deluxe) sta diventando ridicola: prima o poi qualcuno inizierà a teorizzare che non fosse innamorato di Jean Grey ma che semplicemente si invaghisca di chiunque sia stato nel letto di Ciclope. Per piacere evitiamo questo scempio finché siamo in tempo.

La promessa (The Promise, da I love Marvel: My Mutant Heart #1 dell'aprile 2006). Non so che dire: trovo questi disegni (Ken Knudtsen) veramente atroci. Volwerine sembra un gibbone. Il lettering è terrificante. Sono solo otto pagine, ma ho faticato a leggerle come se si trattasse di ottocento. Aggiungete a questo che non ho capito nulla. Veramente. Niente. Cos'è successo? Cosa significa? Di che cosa parla? Sarò grata a chiunque vorrà spiegarmelo.

Il Testamento Purpureo (The Purple Testament, da Son of M #6 del luglio 2006). Bellissimo. Semplicemente. A partire dalla copertina, con un Freccia Nera decisamente sexy (se solo non si vestisse come uno scemo) che pone l'indice alle labbra esortando al silenzio sullo sfondo di una città deserta.
Nel numero precedente, soldati dell'esercito americano avevano sparato a Quicksilver che si stava allontanando con la figlia Luna e le nebbie terrigene sottratte agli inumani. Purtroppo si trattava solo di un sedativo e sta bene: dopo una scaramuccia, vengono sottratti alle grinfie dell'esercito dal cagnone Lockjaw, lasciano i cristalli delle nebbie a Genosha, e i cristalli - sotto gli occhi impotenti di Magneto - finiscono nelle mani dell'esercito. Questo è il nucleo attorno a cui ruota l'intera vicenda.
Mentre gli inumani si azzuffano con i ragazzi di Magneto, le nebbie si rivelano anche a loro per quello che sono, ovvero tossiche: Unus, perdendo il controllo del proprio potere, si avvolge con una versione così potente del proprio campo di forza da non lasciar passare nemmeno l'aria, e muore (è recidivo!).
In quel mentre arriva Magneto, che avverte Medusa della fine che hanno fatto i cristalli, e l'esercito americano che conferma la versione e si rifiuta di restituirli senza un ordine del presidente. "Le suggerisco di procurarselo. E in fretta", risponde Medusa, minacciosa. Nel frattempo i ragazzi vengono trasferiti in ospedale (con la promessa di tornare): a Genosha rimangono solo Erik, gli inumani e l'esercito. Dopo aver fatto decollare i cristalli, l'esercito si rifiiuta naturalmente di restituirli ed intima agli inumani di tornare ad Attilan, sulla Luna. "Freccia Nera vi darà la sua risposta... fra breve".
Già.
In una sequenza a dir poco meravigliosa, si vede Freccia Nera rimanere solo e gli inumani decollare. L'esercito comprende troppo tardi in che cosa consiste la "risposta" del re. Un sussurrato, appena percettibile, minuscolo "Guerra" (peccato che la traduzione perda molto dell'originale carica emotiva di "War"). E tutto è distrutto: gli elicotteri e gli altri mezzi militari, le rovine di Genosha, i soldati.  Solo Magneto, nella sequenza successiva, si rialza da sotto una lamiera che l'aveva protetto. Forse la sua mutazione secondaria è una considerevole dotazione di quella parte del corpo generalmente associata alla fortuna (o forse l'aveva previsto, dato che non ci voleva Nostradamus).
Nel frattempo Quicksilver, Luna e Lockjaw sono tornati in California, e la bambina ha una sorta di crisi d'astinenza: ha bisogno dei cristalli e attacca il cane con un pugno, cosa che - da come era stato presentato il suo rapporto con Lockjaw nei primi episodi - normalmente non avrebbe fatto mai. Sembra che Pietro si renda conto di ciò che ha fatto e recuperi la lucidità: sussurra al cane di riportare la bambina da sua madre Crystal e rimane solo. Per fare un'altra sciocchezza, non pago di aver causato la guerra tra gli Stati Uniti e Attilan. Si immerge nelle nebbie e viaggia nel futuro, più lontano che può: ciò che vede è ignoto. Tuttavia è sufficiente per farlo uscire completamente di testa: con un potere probabilmente dato dalla sovraesposizione alle nebbie, lo si vede muoversi come un fantasma per le strade di una città e ridonare il potere a coloro che l'hanno perduto. Un potere che palesemente rende disperati e folli.
Solo una nota che non riguarda Son of M ma Il Collettivo, pubblicato su Thor: nell'ultima scena dello scorso numero, Michael atterra a Genosha. Sappiamo che quella storia è ambientata successivamente a questa. E allora come mai sono ancora in piedi tronconi di grattacieli dopo che l'uomo della luna ha detto "war"? L'ennesimo errore di Bendis, immagino.

Di nuovo in pista! (Here we go again! da New Excalibur #1 del gennaio 2006). Guidata da Claremont con i disegni di Michael Ryan torna Excalibur, la squadra britannica di Brian Braddock (l'inutile Capitan Bretagna), Rachel Grey, Meggan (recentemente trapassata in House of M), Nightcrawler e Kitty Pryde. In questo numero, la squadra si riunisce, con l'assenza ovvia di Meggan e l'aggiunta della bella Psylocke, sorella del britannico Cap. Ovviamente non può trattarsi di una tranquilla rimpatriata. Alison "Dazzler" Blaire si trova invischiata in qualcosa di davvero strano, che coinvolge un Arcangelo, un Henry McCoy e una Jean Grey oscura con pessime intenzioni. Infarto. Muore. O forse no? Viene soccorsa dalla riunita Excalibur, con l'aggiunta di Talia "Nocturne" Wagner e del Fenomeno, e portata in ospedale.
Qui, qualcuno attacca mentalmente TJ. Non sono certa di aver capito o anche solo di sapere di chi si tratti.
Una storia di riscaldamento, in ogni caso, che intriga a sufficienza per indurmi a comprare anche il prossimo numero. Ma a quello bastava la presenza di Claremont. Ottime le sequenze della rianimazione di Alison e le parti in ospedale. Disegni non indimenticabili, ma decisamente buoni e con un altissimo livello di dettaglio che, almeno a mio parere, aggiunge qualità.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale febbraio 27, 2007 19:11 |
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lunedì, 26 febbraio 2007
numero identificativo: 11134541

Genere femminile di scarpa aperta

Genere femminile di scarpa aperta, tendenzialmente utilizzata dagli strati sociali dediti all'agricoltura, costituita in predominanza da una spessa suola di legno e di forma a lasciare scoperto il tallone e, a volte, le dita. Il termine è usato anche per indicare la parte cornea della zampa di un animale. Eccone tre esempi emblematici:




Il genere femminile di scarpa cui mi riferisco io, però, differisce in parte da questi esempi. E' il genere femminile di scarpa che ti fa fare l'esame con il suo cocco, ti chiede un argomento, ti interrompe a metà nonostante tu non stia andando male, fa continuare lui, lo porta a dire quello che stavi per dire tu e poi ti dice "ecco, questo volevo sentirLe dire", dando il massimo del punteggio a lui e un voto basso a te. Questo è il genere di scarpa che mi è capitato oggi.
Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale febbraio 26, 2007 17:49 |
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domenica, 25 febbraio 2007
numero identificativo: 11120299

E che so' fesso?

Ma se voi foste apprezzati altrove come freelancer,
tornereste in un posto con gente che vi rende la vita impossibile?


Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale febbraio 25, 2007 16:58 |
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Le sette trame fondamentali [1]

Detto così sembra a che fare con una qualche dottrina orientale. Si tratta invece di The Seven Basic Plots, di  Christopher Booker, un libro bellissimo che questo post mi ha ricordato.

Innanzitutto, qualche dato:

Christopher Booker
The Seven Basic Plots. Why we tell stories

Londra: Continuum Books, 2004

Le sette trame fondamentali di cui parla il libro sono rappresentate in copertina sulle costine visibili dei libri impilati e costituiscono altrettanti tipi narrativi, categorie di trame all'interno delle quali, secondo l'autore, si possono racchiudere tutte. Esse sono:
  1. overcoming the monster ;
  2. rags to riches ;
  3. the quest ;
  4. voyage and return ;
  5. comedy ;
  6. tragedy ;
  7. rebirth .
1. Overcoming the monster
"Legends of the slaughter of a destructive monster are to be found all over the world. The thought underlying them all is that the monster slain is preternatural and hostile to mankind." (E.S. Hartland, The legend of Perseus)
Appartengono a questa categoria storie come il Gilgamesh, molte fiabe, parti dell'Iliade e, soprattutto, dell'Odissea. Lo schema è semplice: un mostro semina il panico e qualcuno lo deve fermare. In un modo o nell'altro. Che sia esso un Perseo, autentico specialista nel settore (non tutti possono vantare un curriculum come la medusa, Acrisio, il Minotauro e Arianna), o Beowulf (altro fuoriclasse della categoria), il San Giorgio di turno o il decisamente più pacifista San Francesco, poco importa. L'importante è neutralizzare il mostro.
Importante variante su questo tema è costituita dal romanzo gotico, che aggiunge al mostro l'elemento del fascino, prima mancante. Di questa categoria di romanzo fanno parte:
  1. il melodramma, come il Nicholas Nickelby di Dickens, in cui il giovane protagonista è vessato da un "mostro" tutto umano;
  2. il racconto di guerra, in cui il mostro - specie con l'arrivo delle armi da fuoco e della guerra di trincea - è un nemico invisibile che, quando è visto, si rivela in tutto e per tutto uguale a se stessi;
  3. il western hollywoodiano, ovviamente culminante con il duello tra l'eroe e il "mostro";
  4. il thriller, in cui il mostro è generalmente un fuorilegge che deve essere assicurato alla giustizia;
  5. la fantascienza, in cui il mostro è sempre chiaramente identificabile anche solo guardandolo;
  6. Star Wars, che nell'analisi di Booker merita un capitolo a sé e che abbraccia molte categorie, dal conflitto con il proprio mostro interiore al più classico dei combattimenti con l'antagonista.
Devo confessare che questo filone riscuote il mio totale consenso, almeno dal punto di vista emotivo. Anche se ho sempre fatto il tifo per Darth Vader.


Questo per dare un'idea di che cosa parla il libro. Se interessa, continuo con la carrellata.
Shelidon ha disegnato a margine di un libro
data astrale febbraio 25, 2007 00:47 |
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