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contagiri

# *loading* giri oziosi
domenica, 29 giugno 2008
numero identificativo: 17642585

Farewell Michael Turner

Un artista controverso, che a molti non piaceva e per cui personalmente non andavo matta ma che ha saputo darci delle emozioni. E che mi mancherà.


Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale giugno 29, 2008 19:52 |
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sabato, 28 giugno 2008
numero identificativo: 17631237

Questa sera...

Voi che dite?
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale giugno 28, 2008 13:13 |
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lunedì, 23 giugno 2008
numero identificativo: 17579359

Sad moon



Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale giugno 23, 2008 22:02 |
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sabato, 21 giugno 2008
numero identificativo: 17552729

X-men deluxe #159

Per salvare Xavier! (Sworn to protect, da World War Hulk: X-men #2 del settembre 2007). Niente di meglio di un tie in insulso, per un cross over inutile. E quello di Gage con gli X-men è veramente un tie in insulso. Xavier che fa ammenda per decenni di gestione con la mano sulla fronte (ci manca che dica <sigh>), Hulk che si trascina con le solite tre mosse (se sei felice e tu lo sai batti le mani...) per l'intero numero che dovrebbe essere un mirabolante combattimento ma che è solo ridicolo, gli X-men di cui solo Kitty mette a frutto un minimo di strategia ma che comunque tende a comportarsi come tutti gli altri, ovvero andare addosso di sfondamento ad uno cui non si può fare male. Emma che si trasforma in diamante per affrontare Hulk nel corpo a corpo è una cosa semplicemente ridicola, non c'è nessuna differenza tra l'approccio di Piotr e del Fenomeno e quello di Emma, Scott, Wolverine, Kitty. Follia. In più i disegni di Andrea di Vito, che nello scorso numero tentavano di rendere l'albo quasi leggibile, in questo secondo episodio sono scaduti in modo atroce, come se non avesse avuto tempo o si fosse affidato ad un inchiostratore cieco. Di questi tempi si bistratta tanto il povero Greg Land, ma personalmente non ho potuto fare a meno di un paragone tra la totale insipienza della scena in cui le Naiadi appaiono agli atri X-men in giro per il mondo e scene analoghe nell'Ultimo canto di Fenice. L'apparizione di X-Factor e del Blackbird con la squadra di Brubaker poi (ma il jet non era già tornato il numero scorso con la squadra di Whedon?) dovrebbe probabilmente essere un momento drammatico ma riesce solo a strappare un "oh no, altre botte". Inutile e fastidioso. A peggiorare le cose, come se la storia non fosse già abbastanza tamarra, ci si mette la traduzione (o meglio, la reinvenzione) del titolo. Ragazzi, per l'amor del cielo...

Alla ricerca di Magik #2 (The Quest for Magik #2 e #3, da New X-men #39 e #40 dell'agosto e del settembre 2007).
Bravo LucaS, è così che si fa. Scena dal numero precedente nella pagina con il rassunto degli epidosi precedenti e copertina integrale accanto. Approvo. Solo mi domando: i colori giusti della copertina in questione sono questi o quelli stampati sull'albo? O meglio, anche la vostra copertina è gialla? Inoltre, anche reduce dai discorsi fatti per E come extinzione, continuo a chiedermi che bisogno ci sia di incasinare la numerazione italiana accorpando più episodi senza dirlo. Anche se nelle recensioni io li ho sempre accorpati, preferivo le segnalazioni distinte (magari con una numerazione di pagina vera). Ma fa niente, rispetto ad altre cose è veramente il meno e questo è un albo in generale ben costruito: struttura a tre episodi con una doppia razione, copertine, pagina della posta con addirittura una lettera di Magik (la nostra) e Vulcan (perché hai salutato solo Fake? e noi altri chi siamo?). Bastava davvero poco a renderlo perfetto: bastava non mutilare la copertina di X-factor. E metterla al posto della sempre inutile check list.
Bastava mettere la copertina di New X-men #40. Bastava non mutilare e travisare la lettera di Lily annunciando a caso il ritorno di First Class. Bastava... ok, siamo ben lontani dalla perfezione. Il mondo è salvo.

Ma torniamo alla ricerca di Magik. I disegni di Skottie Young continuano a non piacermi, non c'è niente da fare: troppo pupazzosi, troppo confusi e questo nonostante il tipo di storia sia adatta ad un disegnatore di guazzabugli. Facendo il confronto tra il suo lavoro e quello di Bachalo con Carey (caso in cui l'avevo apprezzato, seppur in via del tutto eccezioale), continuo a non trovarlo adatto. La storia, al contrario, è esattamente ciò che ci si aspetterebbe - o ci si dovrebbe aspettare - da una storia dei New X-men, ma in senso buono. Kyle e Yost padroneggiano la continuity e le peculiarità dei personaggi in modo decisamente impressionante, con nonchalance ed efficacia, senza appesantire: non è rilevante ricordare che la spada dell'anima è in possesso di Kurt, ma è rilevante trattare il problema, quindi Magik ne cerca una nuova. E chi non ha letto La strada ventosa, la vecchia storia di Nightcrawler pubblicata recentemente su Wolverine in cui si parlava di questo, riuscirà a godersi la storia ugualmente (a meno che non sia nerd e attacchi a domandarsi il perché e il percome, ma quello sarebbe comunque un caso senza speranza). I ragazzi sono deboli e vulnerabili e litigiosi, e uniti e forti e agguerriti, proprio com'è giusto che sia in questo tipo di testata: molto efficaci le scene in cui Trance, Elixir e X-23 si liberano in contemporanea cogliendo di sorpresa i rispettivi demoni con un lato non ancora manifestato del loro potere, o Mercury e Dust che affrontano Belasco, o ancora il "stai lontano dai miei amici, troia" di Santo magmatico. Di contro, trovo che i disegni impoveriscano molto sia la figura di Belasco che quella della stessa Magik, concepiti dalla trama in modo assolutamente diabolico (è il caso di dirlo), maestoso e spietato. L'unico momento in cui il disegno aggiunge qualcosa è il primo piano di Magik e quel "lo so, me lo ricordo" in risposta al "fa male" di Pixie. Peccato davvero.

Cellula-X, conclusione (X-cell, conclusion, da X-Factor #20 dell'agosto 2007). Le storie di David sono e rimangono il pezzo forte dell'albo. Rimane quasi poco da dire, in numeri come questo che raccolgono ciò che hanno precedentemente seminato e lo fanno in modo implacabile, senza la minima incongruenza, tirando implacabilmente le fila di tutto. David riesce a inserire le sue storie in un universo Marvel plausibile, un universo Marvel dove esistono gli stessi riferimenti di cultura popolare che esistono nel nostro - fin'ora ci era riuscito in modo efficace solo Jenkins - e non rinuncia mai a portare a compimento questioni passate: uno dei pochi a non essersi dimenticato di House of M nemmeno prima di E come extinzione, esplora le implicazioni del nuovo potere di Pietro acquisito in Son of M oltre a mostrarcelo sempre più folle e fuori equilibrio, continua a ricamare sulla deliziosa Layla Miller, gestisce alcuni depotenziati non ultima la stessa Callisto di Son of M. E, come se non bastasse, continua a gestire mirabilmente la propria squadra con un Madrox decisamente superlativo, la splendida Monet, la tormentata Rahne (bellissima la scena in cui torna umana in tre fasi). Bravo, bravo, bravo.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale giugno 21, 2008 10:32 |
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martedì, 17 giugno 2008
numero identificativo: 17514752

The two-bear mambo

E' piuttosto strano questo libro di Joe R. Lansdale. La trama è piuttosto debole e l'impianto giallistico lascia un po' a desiderare, molti passaggi sembrano piuttosto gratuiti e alla fin fine non si riesce bene a trovare un nucleo centrale al di là del pretesto e degli episodi infilati l'uno in fila all'altro. E nonostante questo mi è piaciuto, e molto. Come mai? Mi è difficile da spiegare. Preferisco, a costo di attirarmi le ire di Einaudi, farvene leggere un pezzo. Al solo scopo di convincervi a comprarlo e a gustarvelo, sia chiaro. Perché non si può non amare un libro che inizia così (consiglio di leggere con l'adeguata colonna sonora):

«Quando arrivai da Leonard, la sera della vigilia di Natale, sullo stereo di casa sua c'erano i Kentucky Headhunters a tutto volume che cantavano The Ballad of Davy Crockett, e Leonard, come per una sorta di celebrazione natalizia, stava appiccando il fuoco ancora una volta alla casa accanto.
Mi auguravo che avesse smesso di farlo. La prima volta l'avevo aiutato, la seconda l'aveva fatto per conto suo, e ora eccomi presente alla terza, in macchina. Il tutto avrebbe avuto un'aria dannatamente sospetta, quando fossero arrivati gli sbirri. Qualcuno aveva già telefonato. Molto probabilmente erano stati gli stronzi da dentro la casa. Lo sapevo perché potevo sentire le sirene in lontananza.
Il ragazzo di Leonard, Raul, era sulla veranda, con le mani conficcate nelle tasche dell'impermeabile, a osservare l'incendio e il pestaggio che avvenivano poco distante; era agitatissimo, come un predicatore metodista in visita che si è appena reso conto che il capofamiglia si è pappato l'ultima coscia di pollo fritto.
Infilai il furgoncino nel vialetto di Leonard, scesi, mi avvicinai e mi fermai sulla veranda insieme a Raul. Faceva freddo, e il respiro ci si condensava davanti al bocca in sbuffi di vapore biancastro. - Com'è che è cominciata? - domandai.
- Oh merda, Hap, non ne ho idea. Devi fermarlo prima che portino lui e il suo culo nero in gattabuia.
- Per questo è già troppo tardi. 'Ste sirene che senti non stanno mica arrivando per quelli che passano col rosso.
- Merda, merda, merda, - disse Raul. - Non avrei ai dovuto mettermi a convinvere con un frocio macho. Avrei dovuto restarmene a Houston.
Solitamente Raul era un tipo di bell'aspetto, ma lì fuori nella notte, con i riflessi arancione dell'incendio della casa accanto che gli barbagliavano sulla faccia, sembrava quasi prosciugato, disseccato, come la vittima di un ragno gigantesco. Ciondolava avanti e indietro, senza rendersene conto, come un birillo che non è stato buttato giù del tutto dalla palla da bowling, osservando Leonard che trascinava fuori dalla casa in fiamme un nero grosso come un armadio e lo strapazzava sulla veranda. La camicia e i pantaloni del tipo erano in fiamme e Leonard lo stava pigliando a calci, prima sulla veranda, poi in giardino.
Riconobbi subito il tipo. Lo chiamavano il Mohicano per via del suo taglio di capelli, anche se, dopo quella sera, avrebbero benissimo potuto iniziare a chiamarlo Affumicato. Una volta, il Mohicano e un suo amico erano saltati addosso a me e a Leonard e si erano presi una bella ripassata. Me la risognavo ancora di tanto in tanto, la notte, quando avevo bisogno di qualcosa che mi tirasse su il morale.
[...] Il camion dei pompieri arrivò con uno strillo di sirene e andò dannatamente vicino a mettere sotto il Mohicano mentre Leonard, dopo averlo steso con un'abile mossa del bacino, lo stava sbattendo di qua e di là sull'asfalto. Il tizio rotolò su se stesso e colpì il marciapiede dalla parte opposta della strada; l'autopompa sterzò e salì sul prato della casa in fiamme, e Leonard dovette balzare per non finirci sotto.
Una cosa positiva, però, era che tutto quel rotolare aveva spento le fiamme sul corpo del Mohicano. Sapete come funziona, quel vecchio consiglio che ti danno sempre i pompieri: «Fermati, lasciati cadere e rotola»... e questo era proprio ciò che il Mohicano stava facendo. Grazie a Leonard.
A vederla in positivo, si poteva anche dire che Leonard non stava facendo altro che salvare la vita inutile del Mohicano.
Alquanto ovviamente, ora, Leonard era tornato dentro la casa e, d'un tratto, un nero basso e con i capelli in fiamme ne uscì appeso all'estremità del piede del mio amico e, quando sbatté sul giardino antistante, si alzò di scatto e cominciò a scappare verso casa di Leonard, con lui che gli gridava dietro: - Corri, piccolo negro fottuto.»
Shelidon ha disegnato a margine di un libro
data astrale giugno 17, 2008 23:48 |
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