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# *loading* giri oziosi
domenica, 28 settembre 2008
numero identificativo: 18546229

Il mio nuovo idolo

Shelidon ha disegnato suoni
data astrale settembre 28, 2008 19:24 |
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La giornata del polpettone medievale

Ebbene sì. Dopo la giornata del polpettone preistorico, ieri è stata la giornata del polpettone medievale (beh, più o meno). Su Merlin ho già accennato qualcosa: a quanto detto alla cara Isabelle, che cosa posso aggiungere? C'è anche il drago più brutto dai tempi del lupo mannaro di Harry Potter, il tizio di Buffy che fa Uther Pendragon, la Liv Tyler dei poveri che fa Morgana e dei tizi in mutande che urlano a caso. A parte questo, a tratti non è fatto male: l'incanto musicale della strega è piuttosto bello, e... l'incanto musicale della strega è piuttosto bello. Per fortuna è una miniserie.

Stroncata da questa cosa orribile, ho avuto quindi la bella pensata di vedere In the name of the king: a Dungeon Siege tale. Chiaramente ero in vena di farmi del male.
Per chi non fosse familiare con il videogioco, ecco di che cosa si tratta: il regno è attaccato dalle forze del male e il giocatore, che interpreta un agricoltore, deve partire per sconfiggerle. Lungo la sua strada incontrerà altri avventurieri che lo aiuteranno nel suo percorso da semplice agricoltore ad eroe e re.
Ops.
Scusatemi.
Mi sono confusa con la trama di Gothic. La trama di Dungeon Siege è questa: il regno è attaccato dalle forze del male e il giocatore, che interpreta un agricoltore, deve partire per sconfiggerle. Lungo la sua strada incontrerà altri avventurieri che lo aiuteranno nel suo percorso da semplice agricoltore ad eroe e re.
Bene.
Detto questo, qual è la trama del film? Semplice. Il regno è attaccato dalle forze del male e il gioc... volevo dire Jason Statham, che interpreta un agricoltore, deve partire per sconfiggerle. Lungo la sua strada incontrerà altri avventurieri che lo aiuteranno nel suo percorso da semplice agricoltore ad eroe e re.
Ecco fatto.
Cos'altro posso aggiungere? C'è tutto. Dalla profezia agli orchi stile Uruk-hai di Peter Jackson, dalla fanciulla che vuole combattere al mago cattivo, dalle amazzoni dei boschi al vecchio mentore che muore (beh, i vecchi mentori che muoiono in realtà sono due), dal grande amore al rapimento della bella, con tanto di colpo di scena nel più puro stile Luke io sono tuo padre. E tutto ciò con un cast d'eccezione: il buzzurro che correva in Crank, un'ex Giovanna d'Arco ex Deianira, Gimli, Hellboy, Painkiller Jane, una checca isterica, il classico capitano delle guardie nero che fa molto politically correct, un inutile spartano e, dulcis in fundo, le star: Burt Reynolds nei panni del re e Ray Liotta nei panni del mago cattivo. Parliamone. Guardate solo che faccia che hanno nella seconda versione della locandina.
A parte questo, che già sarebbe sufficiente, la colonna sonora è la cosa più fastidiosa che io abbia mai sentito. Violini scordati e impazziti "suonati" da un sordo epilettico mentre viene selvaggiamente sodomizzato da Howard Shore e da tutta la London Orchestra. E non intendo uno alla volta. Una cosa terribile.
Non lo guardate.
Mai.
Per nessun motivo.
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale settembre 28, 2008 12:44 |
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sabato, 27 settembre 2008
numero identificativo: 18539268

X-men deluxe #162

Con del ritardo, ma alla fine sono riuscita a leggere anche questo.

Messiah Complex #3 (Messiah Complex #3, da X-Factor #25 del gennaio 2008). Peter David sale in sella al crossover e come al solito fa faville. Introdotta dalla solita insulsa pagina riassuntiva ma corredata da uno Scott Eaton stranamente piuttosto in forma, la stroria ci narra il coinvolgimento di X-Factor nella vicenda, già introdotto nel precedente numero: con la complicità di Rahne e Siryn, Rictor si infiltra tra i purificatori, mentre Layla e Madrox vanno da Forge e Wolverine con l'aiuto di Nightcrawler e Tempesta vanno a cercare Amelia Voght. Le tre parti della storia scorrono bene e, come al solito, PAD ci regala delle battute deliziose.
«Sono Layla Miller».
«Sa molte cose».
«Hai notato che non devo più dirlo da tempo? Lo dice sempre qualcun altro per me».
--
«Potevi approfittare del mio ombrello».
«Non volevo stare sotto un ombrello di Hello Kitty, ho un'immagine da difendere».
«Da chi?».
--
La partenza di Layla e l'entrata in scena dei nuovi X-men non fanno che aggiungere spezie ad un già delizioso piatto.

Messiah Complex #4 (Messiah Complex #4 da New X-men #44 del gennaio 2008). Che dire? C'è del coordinamento in questo crossover, e dopo World War Hulk è decisamente qualcosa che ho smesso di dare per scontata. Ogni autore fin'ora ha fatto un buon lavoro per introdurre quello successivo, che a sua volta ha raccolto bene la palla senza sprecare nemmeno un istante. Dopo il maestro Peter David, Kyle e Yost non fanno eccezione: i ragazzi si mettono al lavoro, con una Nori sempre più arrabbiata, e il doppio di Madrox si trova con Layla nell'ennesimo futuro prossimo senza mutanti. Certo letto dopo Peter David sembra incerto e sottotono, eppure non è affatto male.

Imperatore Vulcan #1 (Emperor Vulcan #1 da X-men: Emperor Vulcan #1 del novembre 2007). Erano rimasti nello spazio a fare i pirati ed è qui che li ritroviamo: Havok, Polaris, Rachel e Corvus non fanno parte dei predoni stellari, sono i predoni stellari ora che Corsaro è stato ucciso. E assaltano navi portandole una ad una dalla parte della resistenza contro Vulcan. E la cosa davvero divertente in tutto ciò, se ci fermiamo un attimo a riflettere, è che Vulcan - se non si considera il piccolo dettaglio di aver ucciso D'Ken - è in effetti legittimo imperatore. Ma non perdiamoci nella legislazione Shi'ar e andiamo dritti al punto della storia.
Innanzitutto i personaggi. Che cosa ci aveva lasciato Brubaker? Un Havok che ha tutti i lati negativi dei Summers e non sembra avere nessun carattere distintivo proprio a parte il gigantesco complesso di inferiorità nei confronti del fratello. La sua semi-storia quasi superata e comunque mal gestita con la semi-pazza quasi ristabilita Polaris. Un trito siparietto romantico tra Corvus e Rachel. Cose non facili da gestire, insomma, e a tratti Yost accusa il peso dell'eredità dandoci un Havok che sembra la fotocopia di Scott nei suoi tempi peggiori. O una relazione Rachel Corvus che proprio non ce la fa ad essere interessante.
Eppure la trama si tesse serrata in modo interessante e, per quanto magari degli Shi'ar possa non fregare niente, tiene abbastanza inchiodati alla pagina. E l'entrata in scena degli Scy'ar Tal non suona come l'ennesima inutile invenzione o un trito deus ex machina, ma ha l'effetto di un vero e proprio colpo di scena. Ben fatto.

Imperatore Vulcan #4 (Emperor Vulcan #2, da X-men: Emperor Vulcan #2 del dicembre 2007). La seconda storia non perde tempo e si aggancia al colpo di scena portandolo alle estreme conseguenze: per essere un numero fatto quasi solo di combattimenti, ha una struttura solida e serrata e conserva in canna un secondo colpo di scena sull'identità degli aggressori, qualcosa che non ci si aspetta. Ancora una volta il confine tra chi ha ragione e chi ha torto è estremamente sottile. Molto ben fatto.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale settembre 27, 2008 23:21 |
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Merlin


[13:19] Djibril: ma io sto seriamente guardando il pilot di una serie televisiva su Merlino? O__o
[13:20] Isabelle: Ho comprato degli evidenziatori che profumano.
[13:20] Isabelle: Merlino ?!
[13:20] Isabelle: Cos'e' ?!
[13:20] Isabelle: COSA ?!?
[13:20] Djibril: http://en.wikipedia.org/wiki/Merlin_(TV_series)
[13:20] Djibril: ma è tipo smallville
[13:20] Djibril: merlino da giovane
[13:21] Isabelle: No dai... povero Merlino !!!
[13:21] Isabelle: Com'e' almeno 'sto pilot ?
[13:21] Djibril: mah...
[13:21] Djibril: le location non sono ritoccate per niente
[13:21] Djibril: quindi fa l'effetto rievocazione storica
[13:22] Djibril: tizi in abiti finto antico che si aggirano per un castello medievale come appare oggi
[13:22] Isabelle: No dai, che merda
[13:22] Djibril:
[13:22] Djibril: e poi c'è lui che litiga con artù giovane
[13:23] Djibril: e artù giovane sembra il tizio biondo e idiota delle cronache di narnia
[13:23] Isabelle: Nooooooooooo, bastaaaaaaaaaaaaaa bastaaaaaaaaaaaaa * si tappa le orecchie correndo in tondo *
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale settembre 27, 2008 13:29 |
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Wolverine #225

Come al solito salto Origins, che finalmente si conclude (appena in tempo per non farmi vedere brutalizzare anche il povero Deadpool da questo schifo). Salto anche Morte cerebrale (Logan dies #1, da Wolverine #57 del novembre 2007): è bastato il titolo a farmi scappare ogni voglia di leggerlo.
Passiamo quindi, come da un paio di numeri a questa parte, a ciò che viene chiamato "appendice" dell'albo ma che in realtà io trovo sia il pezzo forte. Ma non prima di aver messo una colonna sonora adeguata.



Troppi squartatori (Too Many Jacks, da Wisdom #4 del maggio 2007). Non c'è niente da fare, Paul Cornell (che nel suo blog parla qui di questo numero) è uno dei miei nuovi idoli. Le sue storie vorticose, dissacranti, ingozzate di riferimenti culturali e storici mi lasciano sempre con il fiato mozzato a guardare lo schermo bianco e a domandarmi "e io questa come diavolo la recensisco"? Sono fiduciosa che l'atmosfera creata da mr Mayfield mi aiuti.
La storia, montata su due livelli, parla di un sedicente studioso di Jack lo Squartatore che, per intervento più o meno divino (quello che crede lui) ha ricevuto il potere di evocare entità da universi paralleli. Che abbia un gusto tutto suo per l'Inghilterra vittoriana e il cyberpunk è solo un dettaglio.
Mentre Wisdom continua ad ordire la propria catastrofe karmica, la squadra si mette sulle tracce di questo involontario pifferaio di Jack(s), ma quanto sarà volontario? E cosa hanno a che fare con tutto questo le altre divisioni dei servizi segreti britannici?
Naturalmente - inutile che ve lo dica - il pezzo forte dell'albo sono ancora una volta i tantissimi riferimenti che contiene anche se, avviandosi verso una conclusione della serie, il buon Cornell inizia a serrare i ranghi della sua narrazione e all'episodio autoconclusivo si sostituisce un filo narrativo che ci porta dritti dritti a... ve lo dico dopo.
Jack lo squartatore, dicevamo. Nelle note conclusive, LucaS consiglia qiesto sito a chiunque volesse approfondire l'argomento, ma io non posso non soffermarmi almeno su quello che compare nel fumetto.
Le vittime nominate sono solo tre: Mary Ann Nichols, Ann Eliza Smith, Elizabeth Gustafsdotter.
Mary Ann Nichols, detta "Polly", secondo alcuni avrebbe scatenato la furia dell'assassino annunciando pubblicamente in un pub di Spitalfields la sua intenzione di andare a prostituirsi dopo essersi vista rifiutare l'assegnazione di un letto dato che non poteva pagare. Di lei sappiamo quasi tutto (matrimonio, cinque figli, divorzio, taglio degli alimenti, vita da operaia, prostituzione per arrivare alla fine del mese) e naturalmente abbiamo una foto di lei e del suo certificato di morte. A dispetto di ciò che dice il ciarlatano nel fumetto, pare fosse una donna abbastanza giovanile e che dimostrasse molto meno della sua età. E una.
Ann Eliza Smith, detta Annie Chapman, ha una storia simile. Matrimonio, divorzio, convivenza con un altro uomo fino a che i suoi alimenti non cessarono di arrivarle a causa della morte per alcolismo del marito. Conseguente depressione, alcolismo e indigenza. Come Mary, la notte del 7 settembre 1888 si era ritrovata senza soldi e aveva lasciato una taverna per guadagnarne un po'. La povera donna decisamente non aveva un bell'aspetto. Nemmeno da giovane.
Elizabeth Gustafsdotter, detta Elisabeth Stride, è l'ultima nominata nel Rippermania Walking Tour. Stessa storia per lei, con l'aggravante dell'immigrazione, di alcune malattie a trasmissione sessuale per cui si hanno almeno due tracce di cura in patria e di un'intentata causa contro il suo convivente. Fine della storia. Se non fosse stato interrotto da Maureen, il rippermaniaco avrebbe probabilmente parlato anche delle altre due vittime canoniche dello squartatore: Catherine Eddowes, morta la stessa notte di Elisabeth Stride, e Mary Jane Kelly.
Tuttavia, la cosa più carina del fumetto non è tanto il riferimento alla parte "canonica" della storia, ma al fitto sottobosco di interpretazioni e congetture. Tink che uccide John "grembiule di cuoio" Pizer. L'omaggio a Poe (e alle teorie secondo le quali l'americano si ispirò proprio a Jack per il suo I delitti della Rue Morgue). Il riferimento alle teorie secondo le quali Jack era una donna. La citazione da From Hell.
Per deviare dall'argomento principale, ma sempre parlando di citazioni, il nome del protagonista James Ransom non ha potuto non farmi pensare a Elwin Ransom, tra i personaggi principali della cosiddetta Space Trilogy di C.S. Lewis. E Cornell, lo sappiamo, conosce e non apprezza particolarmente l'autore. Quet'uomo mi piace sempre di più.
In ultimo, il titolo della storia non ha potuto non farmi venire in mente il folle racconto Too many Daves dell'altrettanto folle Seuss. Anche se forse avrei dovuto pensare a Too much Johnson, dato ciò che segue.
E cosa segue?
L'inizio della fine.



Archi e frecce contro il fulmine (Bows and Arrows against the Lightning, da Wisdom #5 del giugno 2007). Che guerra dei mondi si sta preparando? Ma mi pare ovvio. E, trattandosi di Paul Cornell, non mi aspetto che un approccio sui generis alla questione. Non stupisce affatto quindi il riferimento a Wells e alla sua Guerra del Mondi. Ricordando poi che Maureen Raven e suo figlio comparivano originariamente in un universo alternativo che si riferiva proprio a Wells e alla Guerra dei Mondi...
Shelidon ha disegnato
data astrale settembre 27, 2008 12:10 |
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