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# *loading* giri oziosi
domenica, 27 settembre 2009
numero identificativo: 21391871

100% Witchblade - Avvento



E' un po' vecchiotto, ma ho tanto da recuperare e questo non è un volume che vorrei lasciare indietro.

Vita in scatola (Life in Boxes, da Witchblade #113 del gennaio 2008).
L'inquilino (The Resident, da Witchblade #114 del febbraio 2008).
Divisa (Divided, da Witchblade #115 del marzo 2008).
Avvento #1 (Advent #1, da Witchblade #116 dell'aprile 2008).
Avvento #2 (Advent #2, da Witchblade #117 del maggio 2008).
Avvento #3 (Advent #3, da Witchblade #118 del giugno 2008).

Numero parzialmente sottotono, diviso in modo abbastanza netto tra le prime tre storie e quelle che danno il titolo alla raccolta. I disegni di Sami Basri, senza infamia né lode, accompagnano una storiella insipida dove Danielle continua ad essere un personaggio insopportabilmente inutile e Sara è alle prese con la piccola Hope, nata in First Born. Vengono lentamente poste le basi per Avvento, con l'incontro tra la bionda e David, ma il resto è noia.

Avvento, invece, è un'altra storia, a cominciare dai sempre superlativi disegni di Stjepan Sejic. Avvento è una storia dagli echi mistici non senza morti cruente e riferimenti ad alcune vecchie conoscenze. Interessante, anche se un po' ovvia, l'idea di creare per Sara e Gleason una squadra speciale per le indagini "problematiche": almeno Sara smetterà di imbattersi per caso nelle creature più assurde. D'altro canto, l'incommensurabile idiozia di Danielle rimane una costante, ma vengono parzialmente sistemate alcune che sembravano pecche di narrazione in Divisa (anche se, per imperizia narrativa, il colpo di scena in Avvento rimane decisamente troppo telefonato). E alla fine del numero, Aphrodite IV si risveglia.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale settembre 27, 2009 16:09 |
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sabato, 26 settembre 2009
numero identificativo: 21387516

Heroes - quinto volume

Dopo la scorsa stagione, deludente a fasi alterne, ritorna una serie tv che - mi sto convincendo - non avrebbe mai dovuto avere altre stagioni a parte la prima.
La seconda stagione è stata provvidenzialmente accorciata dallo sciopero degli sceneggiatori, dopo un'infilata di personaggi inutili, una trama centrale inesistente ed una serie di nonsense. La terza stagione, seppure a fasi alterne sembrava riprendersi, è stata irrimediabilmente piagata da una sceneggiatura terribile e da un'inesistente gestione della psicologia dei personaggi. Che cosa aspettarsi da una stagione che comincia con un Sylar trasformato in Nathan Petrelli ma parzialmente imprigionato nella mente di Matt Parkman? Nulla di buono, di sicuro. Eppure questa serie non parte male. Innanzitutto sembriamo esserci dimenticati di Mohinder, il che non può che essere un'ottima cosa a prescindere. Un nuovo set di personaggi viene introdotto subito, non senza quell'iniziale mistero sui poteri eppure senza quel logorante protrarsi di suspance e nonsense in cui in passato gli sceneggiatori erano ricaduti. L'assetto dei personaggi stessi viene rimodellato senza troppi scossoni eppure in modo sufficientemente significativo da non renderli ripetitivi: mr Bennet è single e Peter è tornato a fare l'infermiere (anche se sta all'infermiere un po' come Capitan America sta al soldato). Claire va al college e Parkman è tornato a fare il detective, cercando di disintossicarsi dall'uso dei poteri dopo ciò che ha fatto a Sylar/Nathan. Ed è proprio questa figura ad essere la chiave centrale del primo lungo episodio: da un lato, Sylar autoconvinto di essere Nathan guarda indiero alla propria vita ed attraversa una fase di straniamento ed autocritica. D'altro lato, i suoi vecchi poteri tornano ad affiorare e si manifestano nei momenti di distrazione e di stress, con grande preoccupazione di quella brava donna che si trova come madre. Ciò che Angela Petrelli non sa, è che anche Parkman sta sperimentando una fase particolare: nella miglior tradizione Marvel, la mente di Sylar si è infiltrata in quella di Parkman durante il "trattamento", e ora rivuole indietro il suo corpo. O è solo il poliziotto che sta perdendo il senno, in preda ai sensi di colpa?
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale settembre 26, 2009 18:18 |
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Ius secondae noctis

Al ritorno dalla mia più recente e particolarmente non positiva esperienza lavorativa in Terra Sconsacrata, la compagnia aerea ha deciso di propinarmi questo film, seguito di quest'altro. A suo tempo l'originale non mi era dispiaciuto, ma generalmente sussiste una proporzione quasi fissa tra un film e la stupidità del suo sequel. E' una specie di ius secondae noctis. Con un film che di suo era già veramente stupido, chi mi può biasimare se non avevo particolare fiducia in questa seconda versione?
Battle of the Smithsonian prende le mosse da uno spunto semplice ma abbastanza intelligente che dimostra un certo "mestiere" nel rimescolare cast e location: mentre Larry ha lasciato il lavoro al museo per avviare con successo la sua carriera di inventore, le vecchie esposizioni del vecchio museo vengono ritirate e rimpiazzate da infrastrutture espositive tecnologicamente più avanzate. Mentre la statua di Roosevelt (sempre Robin Williams) rimane al museo con i reperti "originali", le "riproduzioni" vengono impacchettate e spedite all'archivio federale dello Smithsonian Institute di Washington, verso un eterno riposo in patatine di polistirolo. La situazione si fa complicata quando, al calar del sole, si scopre che la pestifera scimmia Dexter ha rubato dal museo la potente tavoletta di Ahkmenrah: la bizzarra brigata di miniature e statue di cera si è quindi risvegliata a Washington, insieme all'intero archivio federale. Allertato da una telefonata di Jedediah (sempre Owen Wilson, sempre incapace di recitare), Larry si introduce nel sotterraneo, forte della sua atipica esperienza come guardia notturna, e si trova di fronte alle atipiche alleanze di una battaglia che vede al suo centro la preziosa tavoletta egizia. Il detronizzato fratello maggiore di Ahkmenrah, Kahmunrah, ha stretto alleanza con Ivan il Terrib... ops... Ivan il Grande, Napoleone Bonaparte e una versione in bianco e nero di Al Capone. D'altro canto, Attila e Sakagawea hanno trovato alleati come il generale Custer e Amelia Earhart.
La formula del primo film continua a funzionare, con nonsense storici e situazioni paradossali, inseguimenti alla Wallace e Gromit, aforismi fuori luogo e macchiette. Purtroppo la verve e il ritmo sono leggermente inferiori, ma rimane comunque una godibile sciocchezza. E  scommetto che senza sottotitoli  in ebraico è anche meglio.
Shelidon ha disegnato su celluloide
data astrale settembre 26, 2009 15:40 |
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Questa volta sono a casa. Promesso.
Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti
data astrale settembre 26, 2009 11:42 |
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