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# *loading* giri oziosi
martedì, 29 aprile 2008
numero identificativo: 16919436

Povera Patria

Sh: Hai visto, a Roma?
SFé: Sì.
Sh: Questo Paese è allo sfascio. Siamo rovinate.
SFé: L'anno in cui siamo nate è una famosa distopia. Siamo nate rovinate.

Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti, logiche politiche
data astrale aprile 29, 2008 11:46 |
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martedì, 15 aprile 2008
numero identificativo: 16742406

The Blogger moved to Despair by the Petitesse of Contemporary Fragments

Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti, logiche politiche
data astrale aprile 15, 2008 00:14 |
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domenica, 13 aprile 2008
numero identificativo: 16720019

Cosa non sto andando a fare



Diciamolo ancora una volta con le parole del sublime Conte, mentre mi appresto ad uscire per fare il mio dovere di cittadina.

«La generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia (come dimostrava Nanni Moretti ne Il caimano).
La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese" va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che la vera anomalia (Berlusconi) governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.»

Conte Nebbia
Shelidon ha disegnato bozzetti intimisti, logiche politiche
data astrale aprile 13, 2008 12:48 |
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domenica, 10 giugno 2007
numero identificativo: 12590078

M'aggio affittato nu camello, m'aggio accattato nu turbante...

Caravan petrol, caravan petrol,
caravan petrol, caravan petrol,
caravan...
M'aggio affittato nu camello,
m'aggio accattato nu turbante,
nu turbante a' Rinascente
cu o pennacchio rosso e blu...
Cu u fiasco 'mmano e o tammuriello
cerco o petrolio americano,
mentre abballano e beduine,
mentre cantano e ttribbù...

Comme sì bello
a cavallo a stu camello
cu o binocolo a tracolla,
cu o turbante e o narghilè...
Uè, si curiuso
mentre scave stu pertuso,
scordatello, nun é cosa:
cà o petrolio nun ce sta...
Allah! Allah! Allah!
ma chi t' ha ffatto fa'?
Comme sì bello
a cavallo a stu camello
cu o binocolo a tracolla
cu o turbante e o narghilè!

Cu o fiasco 'mmano e cu o camello,
cu e gguardie annanze e a folla arreto
'rrevutà faccio Tuleto:
nun se pò cchiù cammenà...
Jammo, é arrivato o pazzariello!
s'é travestito 'a Menelicche,
mmesca o ppepe cu o ttabbacco...
chi sarrà st'Alì Babbà?

Comme sì bello
a cavallo a tu camello...(ecc.)

Allah! Allah! Allah!
ma chi mm'ha ffatto fa'?
Comme so' bello
a cavallo a stu camello,
cu o binocolo a tracolla,
cu o turbante e o narghilè!



Qualcuno di voi forse ricorderà la canzone di Renato Carosone Caravan petro', di cui incollo il testo qui accanto per i più distratti...
Ecco, non paghi della lezione, giungere in Italia... ma che sto facendo? Lasciamo la parola a qualcuno con una penna migliore, che ha scritto della cosa su Repubblica.


Salviamo Val di Noto dalle trivelle dei petrolieri
di ANDREA CAMILLERI

Caro direttore, i milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c'è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate. E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco? E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce? I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza De Ferrari a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda?
Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere? Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall'Unesco "patrimonio mondiale dell'umanità", il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la "Panther Eureka", è stata qualche anno fa autorizzata, dall'ex assessore all'industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la "Panther Eureka", naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell'eventuale giacimento.
In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d'arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l'aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all'industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.
Poi l'inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell'allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia.
Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all'ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).
E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell'economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell'ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano.
Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l'orrore (sì, l'orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche?
Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d'Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

(7 giugno 2007)

Repubblica ha istituito una petizione, che sta riscuotendo fortunatamente un certo successo, da firmare a questa pagina. Vi invito caldamente a prendervi parte.
Shelidon ha disegnato castelli in aria, logiche politiche
data astrale giugno 10, 2007 11:03 |
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venerdì, 06 aprile 2007
numero identificativo: 11668034

Teheran, Londra e dintorni

Raramente indugio nella politica su questo spazio, ma ogni tanto ne vale la pena... grazie all'amico Giuliano per avermi girato questo articolo:

Incredibile: i musulmani parlano!
- Maurizio Blondet
05/04/2007

Ora che i 15 marines britannici sono tornati a casa, salutati all'aeroporto dall'«orribile Ahmadinejad», si può chiudere il bilancio della vicenda.
E il bilancio è: un incredibile successo per Teheran, e una sconfitta durissima per la propaganda israeliana.
Il primo punto serve a spiegare il secondo.
Il regime iraniano ha gestito benissimo le immagini, che oggi sono parte integrante del conflitto.
I media occidentali hanno gridato invano all'«orrore», invano hanno cercato di farci temere per i poveri prigionieri torturati e costretti a scusarsi «under duress».
Abbiamo visto quei giovanissimi biondastri mangiare cibi apparentemente appetitosi.
Soprattutto, erano ben lavati e pettinati, evidentemente avevano fatto una doccia dopo la cattura.
Hanno pronunciato le loro scuse al popolo iraniano seduti in poltrone, davanti a un tavolino su cui campeggiava un vassoio con frutta fresca: un particolare che faceva pensare fossero «detenuti» in un albergo.
La ragazza, con un foulard, era stata rifornita di sigarette.
Altre immagini ce li hanno mostrati in tuta da ginnastica, mentre ridevano e scherzavano tra loro seduti su un tappeto.
Il colpo magistrale è stato l'ultimo: i quindici, all'aeroporto, erano tutti vestiti con abiti civili, evidentemente riforniti dai loro guardiani.
Abiti decenti, probabilmente fatti su misura da un sarto iraniano.
Tutte le immagini contrastavano troppo puntualmente con quelle dei prigionieri di Bush, per consentire alla propaganda occidentale di eccitare lo sdegno di massa.
Tutti noi abbiamo in mente Saddam catturato: sporco, esaminato come un cavallo, non era certo passato sotto la doccia.
O i detenuti di Abu Ghraib, sporchi delle loro feci, denudati e in pose oscene sui nudi pavimenti carcerari, incappucciati, collegati a fili elettrici.
Le immagini testimoniano che la civiltà sta dall'altra parte.
O almeno, che l'Iran non ignora la civiltà.
Se ciò si deve ad una magistrale gestione delle immagini, o alla ben nota ospitalità orientale, poco importa.
Probabilmente l'uno e l'altro.
In ogni caso, è risaltata l'articolata sottigliezza del regime iraniano.

Si è visto che il regime sa distinguere fra i soldatini ventenni e i loro mandanti.
Persino Ahmadinejad s'è rivelato capace di improbabili battute scherzose.
Rivolto alla soldatessa ha detto: «Ma perché affidate il controllo dei mari alla madre di una bambina?».
E ha annunciato la liberazione dei marines come «un regalo al popolo britannico».
Impagabile.
Molto orientale, ma qui c'è qualcosa di più.
La frase ha ridicolizzato in anticipo l'assicurazione di Toni Blair che «non abbiamo trattato».
La domanda che è sorta subito nelle coscienze è: perché non trattare?
Quella è gente ragionevole.
Io credo che questo fosse l'effetto voluto.
Ed è stato pienamente raggiunto.
Il regime di Teheran s'è presentato al mondo come una entità articolata, capace di parlare, ospitale benchè al centro di attacchi molto tesi, persino clemente e generosa.
Perché non va dimenticato che Bush detiene cinque diplomatici iraniani catturati nel loro consolato in Iraq, in totale violazione delle norme internazionali e della semplice umanità; e un generale dei pasdaran, rapito in Turchia a dispetto della sua immunità diplomatica, dagli israeliani.
L'Iran ha liberato 15 soldati che, sia vero o no, avevano violato il suo territorio; Bush continua a detenere diplomatici senza nessun pretesto, violando patentemente le norme della civiltà.
Il regime di Bush, sulla scena del mondo, si dimostra quello più brutale e inarticolato, neanderthaliano.
Bastava vedere l'evidente sollievo di Blair: la cosa poteva durare mesi, costringere il Regno Unito ad una doccia scozzese di minacce e ritorsioni, spingerlo ad atti che il governo britannico sa di non potersi permettere: impantanato nelle guerre di Bush, non può, e il suo consiglio dei ministri deve averlo escluso fin dai primi giorni, imbarcarsi in un'aggressione all'Iran.

Era questo che voleva il regime iraniano: parlate con noi.
E da qui il fallimento della propaganda d'Israele.
Perché dall'11 settembre in poi, tutta la «psy-war» ebraica è consistita nel dare all'Occidente una sola sensazione: gli islamici sono tutti belve.
Bestie feroci senza parola, che capiscono solo la violenza.
I palestinesi sono belve; è inutile ascoltare Hamas, non sanno parlare, ululano.
Hezbollah è un organismo composti di belve fanatiche.
Il regime iraniano è la belva assoluta, il nuovo Reich: vuole la bomba atomica per distruggere Israele, anzi no, vuole lanciarla su Parigi e Washington, ed è prontissimo a pagarla a prezzo della propria distruzione, perché è totalmente irrazionale e folle.
Dunque bisogna distruggerlo preventivamente.
E l'Europa non osi trattare con queste belve.
Nessuno tratti, tutti si preparino a sparare.
Lo ha scritto lo stupidissimo Panella, facendo da ventriloquo alla propaganda giudaica, senza comprendere che proprio la crisi dei 15 marines smentiva la menzogna sionista: «La dottrina di politica estera di Israele ormai ha lasciato alle spalle la formula 'terra contro pace' nella convinzione che con l'Islam fondamentalista non abbia senso sviluppare strategie geopolitiche, perché la sua logica jihadista può accettare tregue, ma non può cedere sul punto strategico dirimente: la distruzione di Israele. Israele vede nell'asse Ahmadinejad-Hamas- Hezbollah una massa critica rivoluzionaria con cui si può dunque, temporeggiare, ma con cui è impossibile qualsiasi accordo definitivo».
Ora è chiaro che Israele rifiuta la formula «terra contro pace» non perché la controparte è stupida, ottusa e intrattabile, ma solo perché non vuol cedere un pollice di terra.
E' la politica mondiale di Sharon, la politica che consiste nello spingerci all''odio e alla paura cieca contro «ogni» musulmano, che è crollata rumorosamente.

L'effetto si è visto subito.
Nancy Pelosi, che pure si profonde in servilismi verso la potente lobby ebraica (ne va della carriera politica), è andata a Damasco a parlare con Assad.
E la CNN ha dovuto mostrare al pubblico americano che Assad, quel giovane in abiti occidentali, è capace di «parlare»: anzi ha parlato animatamente con la Pelosi, nell'ottimo inglese-british appreso nei suoi studi di odontoiatria a Londra.
Perché la pronuncia british ha questo effetto sull'America profonda: viene «sentita» come la lingua dei signori veri, dei colti.
E' un po' come se Prodi andasse a incontrare un signore della guerra nel fondo del Darfur, e il TG mostrasse il capo-guerriero, con i nastri di mitragliatrici sul petto, mentre discorre non solo in italiano perfetto, ma nel fiorentino di Dante.
L'effetto sarebbe la dissociazione cognitiva, uno shock culturale.
Cosa ha detto Assad alla Pelosi nel suo ben articolato inglese non è un segreto: da sempre cerchiamo di parlare con voi, ma lei è la prima americana che accetta di venirci a incontrare.
Il sottotesto: non siamo dei folli votati alla nichilistica distruzione del mondo.
Siamo un regime che ha degli interessi comprensibili, su cui cerchiamo un accordo.
Vogliamo trattare, siamo aperti.
Assaggi uno dei nostri fichi secchi...
L'ospitalità orientale, sottile ma vera, dev'essere stato uno shock per la Pelosi.
La cortesia siriana è anche più evoluta, laica e moderna della media orientale.
Qualunque turista che sia stato a vedere gli splendori antichi di Damasco la conosce e ne è stato conquistato.
Hanno portato la Pelosi, sapendola cattolica, a visitare il santuario islamico dov'è conservata la testa del Battista: e la CNN ha mostrato la Pelosi con il foulard sulla permanente: non l'orrendo foulard islamico «simbolo della soggezione femminile», ma il fazzolettone con cui una cattolica qualunque, non molto tempo fa, entrava in una qualunque chiesa.
Bush ha subito accusato la Pelosi di «sabotare», parlando con Damasco, la «guerra al terrorismo».
Ridicolo: la Pelosi ha avuto buon gioco a replicare che, se è andata a Damasco, è perché Olmert le aveva affidato un messaggio per Assad…
Bush è rimasto l'ultimo sharoniano superstite.


Olmert sa di non essere Sharon, sa che i vestiti dell'obeso generale del terrore gli stanno troppo larghi.
E' troppo debole e minacciato all'interno, per la corruzione e per come ha condotto la guerra a Hezbollah, per potersi permettere quel che avrebbe certo fatto Sharon nelle stesse condizioni: un bombardamento di Damasco, una guerra facilmente vinta con qualcuno dei «nemici», magari un massacro ulteriore di palestinesi.
La politica di Sharon è stata sempre questa: rovesciare i tavoli con un colpo di testa, impedire i negoziati con qualche azione che mettesse Israele «in pericolo per la sua stessa esistenza», imporre «fatti compiuti» e provocazioni sanguinose per dimostrare che solo le armi, non le parole, sono la soluzione di ogni problema diplomatico coi musulmani.
Ma Olmert non è mai stato un generale.
Gli manca la cinica audacia, il calcolo dell'azzardo violento che erano le (uniche) qualità del boia sionista dei palestinesi.
Gli manca la fiducia fanatica del suo popolo spaventato e odiatore, che Sharon sapeva così bene incitare a suo vantaggio.
Olmert non è capace di determinare gli eventi; deve assecondarli.
Il mondo ha visto che i regimi musulmani sono capaci di parlare.
Che desiderano parlare.
Che sono realisti, ragionevoli e capaci di cavalleresca cortesia verso il nemico.
Che possono dunque tener fede agli impegni negoziati.
Questo, per Israele, è anche peggio della guerra perduta contro Hezbollah: è il più grande scacco strategico che abbia mai subìto.
Solo un nuovo 11 settembre può recuperare questo scacco: dunque attenzione a quel che farà la lobby in USA, vera scheggia impazzita che per zelo fanatico crea ad Israele più problemi che benefici; attenzione ad «Al Qaeda al - Mossad».

Maurizio Blondet

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Shelidon ha disegnato logiche politiche
data astrale aprile 06, 2007 12:26 |
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