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# *loading* giri oziosi
venerdì, 04 dicembre 2009
numero identificativo: 21815725

Sana Takeda

Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale dicembre 04, 2009 08:00 |
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venerdì, 27 novembre 2009
numero identificativo: 21775436

The Hood

The Hood - Blood from stones
Scritto da Brian Vaughan, disegnato da Kyle Hotz.

L'ultima cosa che ho letto di Vaughan dev'essere stata la serie su Mystica (che tecnicamente sarebbe successiva a Hood, ma lasciamo perdere) eppure non mi è mai veramente dispiaciuto. Diciamo piuttosto che se il nostro rapporto non è mai stato intimo e continuato, lo si deve al fatto che è stato lui a non avere mai avuto un tale rapporto con i fumetti che frequento io. Quanto a Kyle Hotz, il suo stile non è mai stato tra i miei preferiti, e da quando ha visto la luce sulla via di Damasco penso di poter affermare con una certa sicurezza che le nostre strade si sono ulteriormente separate.
Quelle dell'editoria italiana con The Hood, invece, a quanto pare si sono avvicinate con l'affacciarsi all'orizzonte di Dark Reign: The Hood (e se ancora non sapete cosa sia Dark Reign... beh, siete fortunati). Ancora una volta, l'immondo formato For Fans Only diventa un collettore per tutto ciò che all'epoca non avevamo voluto pubblicare ma ora ci serve altrimenti non possiamo vendere la roba nuova. Stampato sulla solita carta da culo e rilegato con lo sputo originale di zia May, questo volume orridamente confezionato raccoglie, alla truffaldina cifra di 13,90 €, i primi sei episodi della miniserie originale The Hood, a seguito della quale il personaggio ha goduto di alterne fortune fino ad assurgere ai vertici della... ma non spoileriamo.
Parker Robbins è uno sfigato, un Peter Parker dei bassifondi che invece di avere la zia May ha una mamma catatonica al manicomio, una lamentosa ragazza incinta e un cugino coglione ex alcolizzato (e neppure tanto ex). Eppure, a modo suo, non è né un piccolo meschino criminale né un super-villain senza scrupoli. Insomma, nell'arco delle prime venti pagine minaccia di morte un infermiere, mette le corna alla suddetta ragazza incinta con una prosperosa prostituta russa e picchia a sangue un esponente dell'Hydra che ha tentato di reclutarlo. Sì. Parker Robbins è un ragazzo con le idee confuse. A confondergli ulteriormente le idee, ha la fortuna di imbattersi in un Nisanti, per i fan di Runaways, e nello scontro riesce a sottrargli stivali e mantello. Probabilmente il demone era anche più sfigato di lui. Fatto sta che, come sempre accade in questi casi, gli oggetti conferiscono un potere, anche se francamente in questo caso la cosa è un po' sui generis. Se gli stivali infatti gli consentono letteralmente di camminare nell'aria, il mantello (oltre a farlo sembrare "il fantasma del Natale futuro") gli consente di diventare invisibile a patto che riesca a trattenere il fiato. E scommetto che non è comodo. In ogni caso, da qui a tentare colpi sempre più grossi, il passo è breve. E lo è ancora meno da qui a pestare i piedi ad un super-criminale della città, attirando le attenzioni di un FBI sempre più interessato a dimostrare all'opinione pubblica che non solo lo SHIELD è attivo contro i criminali mascherati. Più che una storia di super-villain, tuttavia, The Hood è una sorta di noir, un racconto visto dalla parte del protagonista che, per ora, rimane un piccolo idiota con grandi e inesplorati poteri demoniaci. Evidentemente quella vagonata di grossi e brutti individui cui sta pestando i piedi gli è fondamentale: certa gente proprio non riesce aa fare carriera per conto suo.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale novembre 27, 2009 15:12 |
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domenica, 22 novembre 2009
numero identificativo: 21741989

Abissi

Sub-mariner - The Depths
Storia: Peter Milligan
Grafica: Esad Ribic

Non sono una grande amante di Pete Milligan, tutt'altro: ai tempi della pubblicazione del suo X-statix ero appena uscita da quell'idilliaca fase in cui i fumetti si leggono nelle librerie degli altri, per infilarmi nel buio mondo del collezionismo, fatto di numeri arretrati e fatture che non possono essere stampate. Un po' perché ne avevo già letti alcuni numeri in originale, un po' perché X-force mi aveva fatto veramente schifo, un po' perché la mia ottica da lettore a compratore era cambiata e mi irritava pagare per pagine disegnate con un gusto così diverso dal mio. Insomma, ho sempre avuto questa intima istintiva repulsione per Milligan e Allred.
Quanto a Esac Ribic, il discorso è diverso. Diciamo che il suo lavoro su Silver Surfer - The Requiem non mi aveva lasciata in estasi, ma forse era colpa della storia in sé: il suo stile mi piace, ed è più o meno l'unico motivo per cui ho comprato Abissi nonostante il fastidioso formato graphic novel.
Di che parla?
Beh, innanzitutto cerchiamo di sgombrare il campo da possibili equivoci: Namor non c'è. O meglio, è protagonista indiscusso del racconto ma comparirà sì e no in cinque pagine, copertine comprese. Eppure l'intero libro ne è permeato, come Moby Dick della balena, e mai paragone fu più azzeccato.

«Un uomo che non abbia paura del mare finirà presto annegato.»
John Milligan Synge

L'opera di Milligan non è originale. Non lo è. Ricalcaldo centinaia di racconti ambientati in mare, da Moby Dick a 20.000 leghe sotto i mari, citando decine di poesie sul mare e i suoi pericoli, il racconto si avventura negli abissi del mare ma decide di esplorare gli abissi della psiche: è il 1950 e il dottor Randolph Stein, noto per essere un nemico giurato di leggende moderne come l'abominevole uomo delle nevi, si avventura nelle profondità della Fossa delle Marianne con il sottomarino Platone, alla ricerca di un primo sottomarino scomparso negli abissi a sua volta alla ricerca di Atlantide. La cosa suona familiare? Dovrebbe. E' esattamente lo spunto del terzo volume di Authority, in cui Grant "Jean Grey è una pippa" Morrison ci racconta la storia di un tale Ken alla ricerca di un sottomarino scomparso. Anche in questo volume l'Authority compare appena, come in Depths non si ha traccia di Namor fino alla fine e anche allora. E' un bieco e antico espediente dell'orrore: ambientazione claustrofobica, un gruppo ristretto di persone senza contatti con l'esterno, un inafferrabile nemico, quasi innominabile, che dall'ombra miete vittime imputabili anche a paranoia e follia umane. Eppure, per quanto possa essere bieco e antico l'espediente, funziona. I personaggi e le situazioni decisamente non sono indimenticabili, la psicologia di comparse e protagonisti è abbozzata per tipi, ma del resto da un racconto dell'orrore spesso non è dato aspettarsi di più. E Depths, nonostante tutto, è un buon fumetto dell'orrore.
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale novembre 22, 2009 11:32 |
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sabato, 07 novembre 2009
numero identificativo: 21649646

100% Witchblade - Aphrodite

- Aphrodite (id., da Witchblade #119 del luglio 2008);
- Uscita fra ragazze (Girls Night Out, da Witchblade #120 dell'agosto 2008);
- Crown Heights #1 (id., da WItchblade #121 del settembre 2008);
- Crown Heights #2 (id., da Witchblade #122 dell'ottobre 2008);
- Crown Heights #3 (id., da Witchblade #123 del novembre 2008);
- Crown Heights - conclusione (id., da Witchblade #124 del dicembre 2008).

Sarà anche il titolo dell'albo, sarà anche in copertina, sarà anche stato il cliff-hanger dell'ultimo albo, ma la super-gnocca killer Aphrodite IV è veramente un personaggio inutile. A parte essere una super-gnocca, ovviamente. Tutto ciò che fa in questo albo è tentare di uccidere Sara in un singolo episodio e superare il test restando in vita, per poi ritornarsene nella sua camera d'incubazione. Se volete quindi comprare questo albo per la cyber dai capelli verdi straordinariamente somigliante a Polaris, quindi, lasciate perdere. A meno che non vi accontentiate veramente di poco.

Il pezzo forte del volume, invece, è Crown Heights, che avrebbe meritato titolo e copertina ed è il vero cuore del volume. Cos'è Crown Heights? Facile: Crown Heights è un quartiere di Brooklyn noto per essere un quartiere multirazziale la cui porzione significativa della popolazione è suddivisa tra afroamericani ed ebrei ortodossi (chassidici, per la precisione). In questo quartiere dalle forti tensioni razziali, Sara e Gleason si trovano ad indagare sull'efferato delitto del rabbino, trovato maciullato da quello che sembra essere un osso di cavallo. Tra riti voo doo, mambo collaborazioniste, goffi tentativi di golem, Sara porta avanti la sua indagine e finalmente manda al diavolo quell'essere inutile di Danielle. Peccato che l'albo non si concluda e sia necessario aspettare il prossimo per vedere chi si cela dietro agli oscuri rituali di Crown Heights e perché.
Incidentalmente la loa Marinette Bwa Chech, Marinette Braccia Secche, è un personaggio "reale" del pantheon voo doo, rappresentata da una civetta e protettrice del lupi mannari, ed è effettivamente considerata la mambo che sacrificando un maiale nero diede origine nel 1791 alla rivolta nell'allora colonia francese di Saint Domingue, rivolta che terminò nel 1804 con l'abolizione della schiavitù e la fondazione della repubblica di Haiti. Un personaggio omonimo è apparsa, come regina, in Ghost Rider #31 e #32 (che ritengo ancora inediti in Italia): informazioni e scheda del personaggio qui .
Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale novembre 07, 2009 11:35 |
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Wolverine #238 - "Roar", di Duane Swierczynski e Mike Deodato



Wolverine #238
, novembre 2009
- "Roar" (id., da Wolverine Annual #2, novembre 2008)
storia: Duane Swierczynski
disegni: Mike Deodato
Il numero #238 di Wolverine, occupato per due terzi dall'inutile e fastidiosa Wolverine: Origins, non è davvero gran che. Tuttavia, come a volte capita, il compito di dare un contentino finale agli indispettiti lettori è lasciato alla storia finale, una delle solite storielle autoconclusive che vedono Wolverine in avventura solitaria. E prima di cominciare a parlare della storia, prima che cominciate a seguire le note che LucaS lascia in chiusura, lasciatemi precisare che il blog di Swiercynski è http://secretdead.blogspot.com, e non come riportato per esteso nell'albo, perché quello - come sanno anche i bambini - è il profilo dell'autore. E se a qualcuno può mai venire in mente che sia il blog di qualcuno, e di scriverlo per esteso in note editoriali di qualunque tipo, che Dio ci aiuti. Il blog, in ogni caso, merita comunque una visita: non solo parla dei suoi lavori, ma anche delle sue ispirazioni e di ciò che colpisce il suo interesse. Un blog vero, insomma. E a questa storia sono collegati un paio articoli: sia il primo che il secondo sono più che altro collegamenti ad altro materiale, ma meglio di niente. Su una cosa, tuttavia, l'autore è piuttosto esplicito, una cosa abbastanza chiara sin dalle prime pagine della storia: Roar non è tanto un fumetto supereroistico quanto, come spesso accade con Wolverine, un racconto horror. Un racconto horror nel solco di ben più illustri precedenti autori, da storie di Lovecraft come Il tumulo all'intera produzione horror di Ambrose Bierce, che pesca dalle leggende dei nativi e non rinuncia a sporcarsi le mani con le questioni razziali sottese.
Ispirazione a parte, lo sviluppo e la struttura del racconto sono piuttosto semplici: un flash-back iniziale che verrà ripreso più avanti dando al racconto una struttura semi-ciclica, il ritrovamento iniziale, l'indagine preliminare, il primo scontro, la testimonianza rivelatrice, lo scontro finale, la rivelazione e la catarsi. La stessa struttura che può essere cantata a memoria da chiunque abbia letto almeno un paio di queste storielle di Wolverine. E tuttavia, senza nulla togliere alla banalità dello sviluppo, Roar rimane una storia godibile.
Per chi fosse interessato alla figura del grande ingannatore cojote nella religione navajo, potrei addirittura consigliare l'agile libercolo Navajo Coyote Tales. Ma anche no.

Shelidon ha disegnato palloni di china
data astrale novembre 07, 2009 11:25 |
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