Dato che tutti ne parlano, alla fine mi sono decisa a guardare il pilot di questa serie, anche se la presenza del Fiennes sbagliato non mi faceva ben sperare. E, ahimé, devo trovarmi d'accordo con la maggioranza: Flash forward è decisamente una serie interessante, ben costruita, sapientemente sulla scia di quella frenesia da paradosso temporale innescata da Lost. Certo è preoccupante che io mi sia ricordata solo alla seconda puntata di aver letto il racconto... Certo, non era proprio facile riconoscere i collegamenti, dato che il racconto narra la vicenda di un gruppo di scienziati che inavvertitamente causa un flash forward di 21 anni, mentre la serie segue le vicende di un gruppo di agenti dell'FBI che indaga sul flash forward di 6 mesi. Ma che diamine è un flash forward, si domanderanno i più disattenti tra i lettori? Beh, lo spunto è semplice ed è, a tutti gli effetti fin'ora, l'unica cosa tratta dal racconto omonimo: lo stesso giorno, nel medesimo momento, l'intera umanità perde conoscienza e ha due minuti e diciassette secondi di visione sul proprio futuro, sei mesi nel futuro. C'è chi si vede in compagnia di un uomo che non conosce e chi in riunione con gente che confermerà questa visione, chi si ritrova braccato da misteriosi uomini con poco misteriose intenzioni e chi non vede assolutamente niente. La semplice ma sconvolgente esperienza getta l'intera umanità in un'improvvisa ansia per il futuro, tra chi desidera cambiarlo e chi non aspetta altro che si avveri. E l'agente dell'FBI Mark Benford (il Fiennes sbagliato, appunto), che si era visto indagare sul fenomeno, viene assegnato ad una squadra speciale per scoprire le cause del misterioso fenomeno. Insieme a lui, il coreano Demetri Noh (John Cho, già signor Sulu nell'ultimo Star Trek) e la nerdessa Tracy Stark (Genevieve Cortese, Supernatural), sotto la supervisione di Stanford Wedeck le cui esperienze durante il flash forward è meglio non ripetere. Quest'ultimo è interpretato da un Courtney Vance che da Law & Order è diventato quasi sexy. Da citare tra i personaggi, oltre alla moglie di Mark (Olivia Benford, ovvero Sonya Walger già in tutta una serie di telefilm di -scarso- rispetto tra cui Lost, Sleeper Cell, The Sarah Connor Chronicles), un tale Lloyd Simcoe che condivide il nome con il protagonista del racconto. Vedremo se i riferimenti al romanzo si ridurranno solo a questa citazione o ci sarà di più.
Racconto a parte, la serie fino ad ora sembra ben costruita, con un intreccio tra i personaggi ed un'architettura dell'episodio che ricorda un po' Heroes dei tempi migliori: futuro da cambiare, misteriosi personaggi che si aggirano nell'ombra e un regolare cliff-hanger alla fine sia della prima che della seconda puntata, giusto per tenere con il fiato sospeso e far parlare di sé. Chi sarà il misterioso personaggio immune alla trance collettiva? E chi è D Simmons? Come fa la figlia di Mark a sapere di lui? E, soprattutto, Olivia metterà a Mark le meritatissime corna? Certo, tanta suspance fa temere che il tutto venga risolto con una gigantesca magic turtle, specie date le scarsissime basi fantascientifiche del racconto e considerato il fatto che la serie è ambientata in una realtà... realisticamente plausibile. Ma non fasciamoci la testa prima di essercela rotta. E, soprattutto, cominciamo a pensare a cosa faremo il 29 aprile.